• Articolo Berlino, 14 maggio 2018
  • La Germania lancia il gruppo per il phase out del carbone

  • Prenderà il via domani la task force incaricata di stilare la tabella di marcia per l’abbandono del carbone. Ma la scelta dei capi commissione fa discutere

phase out del carbone

 

Dubbi sulla scelta dei leader nella commisione tedesca per il phase out del carbone

(Rinnovabili.it) – Dopo false partenze, tentennamenti e scivoloni climatici, il progetto di phase out del carbone della Germania entra nel vivo. Il governo nominerà domani la task force incaricata di disegnare la tabella di marcia per il progressivo abbandono del carburante. Il gruppo, ufficialmente chiamato “Commissione speciale per la crescita, il cambiamento economico strutturale e l’occupazione”, dovrebbe riunire le diverse parti in causa – politici, rappresentanti del settore, sindacati ed eventualmente ONG ambientaliste – con l’obiettivo di definire finalmente la data chiusura dei vecchi impianti termoelettrici del territorio.

La Germania deve obbligatoriamente definire il phase out del carbone per poter raggiungere il suo obiettivo di divenire “in gran parte” carbon neutral entro la metà del secolo, dal momento che il settore è la fonte principale di emissioni di gas serra a livello nazionale. Ma non si tratterà di un compito facile visti i differenti interessi messi sul tavolo della Commissione.

 

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Secondo i resoconti dei media tedeschi, il gruppo sarà composto da 23 membri e sarà diretto dall’ex ministro presidente del Brandeburgo Matthias Platzeck, un socialdemocratico (SPD), e dall’ex della Sassonia, Stanislaw Tillich, membro del CDU. Una scelta non casuale: entrambi i Land saranno fortemente colpiti dall’abbandono del carbone dal momento che ospitano una delle regioni minerarie di lignite più produttive della Germania. A loro si unirà Ursula Heinen-Esser (CDU), ex segretario di stato del ministero dell’Ambiente che proviene dal Nord Reno-Westfalia, (altro celebre territorio per l’estrazione del combustibile) per formare un trio di presidenza. Inutile dire che, per ambientalisti ed esperti, la scelta del comando non è di buon auspicio ai fini di una ambiziosa politica climatica.

 

“L’accordo sugli ex ministri presidenti è visto come un segnale che la commissione si concentrerà sulle conseguenze economiche per le regioni colpite dalla chiusura delle miniere di lignite e non sul clima”, ha scritto Gerald Traufetter per Spiegel Online. Le ONG avevano chiesto la chiusura di centrali a carbone con una capacità totale di almeno sette gigawatt entro il 2020 – pari a un terzo della capacità totale della lignite della Germania. “Considerata la composizione concordata della commissione carbone – aggiunge Trauffertter – è improbabile che gli appelli degli attivisti per il clima saranno ascoltati”.

 

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