• Articolo Roma, 20 febbraio 2015
  • Intervista a Roberto Carnovali – Green Termal Systems srl

    Pompe di calore, quanto puoi risparmiare?

  • Sono in grado di abbassare i consumi su riscaldamento e produzione di ACS. Facciamo il punto su risparmi, incentivi e diffusione tecnologica con una delle aziende leader del settore

2_HYDROlution pompa di  calore TERMAL modello tutto in uno

2_HYDROlution pompa di calore TERMAL modello tutto in uno

 

Nel 2013, le famiglie italiane hanno speso oltre 42 miliardi di euro per l’energia di casa. Su questa spesa incide soprattutto il riscaldamento,  dove la principale fonte energetica d’alimentazione degli impianti domestici è il metano, utilizzato da oltre il 70% delle famiglie.

Il tipo di impianto più diffuso è l’autonomo, sia per riscaldare gli ambienti (lo utilizzano 66 famiglie su 100), sia per l’acqua calda (74 su 100). Altro dato interessante riportato dall’ISTAT è che, mentre la quasi totalità delle famiglie risiede in abitazioni dotate di impianto di riscaldamento degli ambienti e dell’acqua, i sistemi per il raffrescamento risultano meno diffusi; ne sono in possesso solo 3 famiglie su 10. Oggi però è possibile fare molto meglio, sia sul piano economico, sia su quello del servizio, grazie alle pompe di calore.

Ce ne parla Roberto Carnovali, AD Green Termal Systems, l’azienda del Gruppo Termal, con sede a Milano, che coordina una rete di agenzie a copertura nazionale dedicata alla vendita dei sistemi di climatizzazione altamente tecnologici: VRF a marchio Mitsubishi Heavy Industries, la nota serie KX e le pompe di calore Hydrolution e Q-ton.

 

Dottor Carnovali, a che punto siamo in Italia con la diffusione della tecnologia in pompa di calore?

Roberto Carnovali, AD Green Termal Systems.

Roberto Carnovali, AD Green Termal Systems.

I sistemi in pompa di calore rappresentano il futuro del risparmio energetico. Si tratta, infatti, di una tecnologia adatta a sostituire il campo di azione delle tradizionali caldaie, diventando il centro di un unico impianto che genera il comfort tutto l’anno all’interno di una casa o di un edificio, consumando mediamente il 50% in meno rispetto alle soluzioni con caldaie a gas.

La diffusione della pompa di calore in sostituzione della caldaia, crescerà nella misura in cui ci sarà una maggiore consapevolezza dei costruttori edili, orientati maggiormente verso edifici di classe energetica più elevata e quindi verso tutte quelle tecnologie, soprattutto la pompa di calore, che facilitano l’ottenimento della classe A o superiore.

 

 

 

 

La pompa di calore riscalda in inverno e raffresca in estate. Un’altra esigenza è la produzione di acqua calda sanitaria. Con quale prodotto GTS affronta questa necessità?

Green Termal Systems commercializza prodotti Mitsubishi Heavy Industries tecnologicamente molto avanzati, come Hydroution, la pompa di calore aria/acqua con tecnologia inverter per riscaldamento, condizionamento e produzione di acqua calda sanitaria ad alta efficienza energetica, nel pieno rispetto dell’ambiente grazie alla bassa emissione di CO2.

Hydrolution utilizza energia rinnovabile aerotermica contenuta in atmosfera per produrre acqua sanitaria e riscaldare gli ambienti su sistemi con pavimento radiante, ventilconvettori e persino radiatori. In estate può raffrescare e deumidificare gli ambienti attraverso il medesimo impianto idronico oppure con un sistema parallelo appositamente dedicato.

Da queste premesse, si comprende come Hydrolution sia praticamente un impianto. È dotata dei componenti circuitali principali necessari per la circolazione dell’acqua, la miscelazione, l’inversione di funzione e di un sistema di controllo e regolazione completo e sofisticato in grado di soddisfare tutte le esigenze.

 

HYDROlution pompa di  calore con serbatoio separato

HYDROlution pompa di calore con serbatoio separato

 

In che misura la pompa di calore promette maggiore efficienza e risparmio economico?

Il vantaggio più evidente  nell’uso della pompa di calore deriva dalla sua capacità di fornire più energia (calore) di quella elettrica impiegata per il suo funzionamento in quanto estrae calore gratuito dall’ambiente esterno.

L’efficienza di una pompa di calore è misurata dal coefficiente di prestazione C.O.P. Più alto è il COP, maggiori sono l’efficienza del sistema ed il risparmio energetico ottenuto. Il COP record fornito da Hydrolution è di 4,27 (a 35° C).

 

Il discorso relativo al risparmio economico va fatto in relazione alle normative a cui è possibile accedere per usufruire di sconti e incentivi.

In particolare la  tariffa sperimentale D1 per le pompe di calore entrata in vigore dal 1° luglio 2014, testata in via sperimentale fino a dicembre 2016.

La Tariffa D1 è destinata agli utenti residenziali che hanno come unico sistema di riscaldamento un impianto a pompa di calore, ed è stata introdotta dall’AEEG al fine di sdoganare la tecnologia delle pompe di calore anche a livello domestico, superando la vecchia tariffa a scaglioni. All’interno del quadro normativo vanno poi considerate le agevolazioni fiscali, con l’Ecobonus del 65%, un incentivo mirato specificamente al risparmio energetico.

Con questo termine si intendono tutte le iniziative intraprese per ridurre i consumi di energia, sia in termini di energia primaria sia in termini di energia elettrica, adottando stili di vita e modelli di consumo improntati ad un utilizzo più responsabile delle risorse. Vi può accedere qualunque soggetto che sia contribuente IRPEF e IRES e il Conto Termico (DM 28 dicembre 2012), un contributo in conto esercizio che va commisurato ai kW.

Unità di misura dell’energia elettrica equivalente a 1.000 Wh (wattora), ovvero 1.000 W forniti o richiesti in un’ora.

 

 

Dottor Carnovali, ci può fornire un esempio pratico di quanto è possibile risparmiare passando dalla caldaia a una pompa di calore?

Certo, posso portare ad esempio l’analisi curata dal Politecnico di Milano, condotta dall’ing. Lorenzo Colasanti (ricercatore presso il PoliMi) e Energy & Strategy Group.

L’analisi considera come parametri di partenza una villetta monofamiliare per 4 persone; il costo dell’installazione di una caldaia a gas di 1.500 Euro + iva e il costo dell’installazione pompa di calore 10 kW di 7.500 Euro+IVA A questi costi andranno sottratti gli incentivi relativi alla Detrazione Fiscale del 65% o  del Contributo Conto Termico.

I valori cambiano a seconda dell’incentivo che si sceglie e della zona climatica in cui vive il nostro utente tipo. Il Pay-back dell’investimento di questa soluzione è molto interessante ed è quantificabile in 5/6 anni. Lascio a voi immaginare quale può essere il risparmio durante tutto il ciclo di vita dell’impianto.

I risultati riassunti nella tabella evidenziano chiaramente i termini del risparmio di una pompa di calore rispetto a una caldaia a gas.

 

tabella_caldaia_vs_pdc

PBT: PAY BACK TIME,  numero di anni necessario per compensare l’investimento VAN: Valore annuo netto

 

 

7 Commenti

  1. TheQ.
    Posted febbraio 20, 2015 at 11:00 pm

    ummm attualmente se attingo energia dalla rete elettrica (perchè effettivamente i moduli FV non producono in inverno, al massimo riducono i consumi con un 6 KWp), disperdo il 50-60% solo per farmi arrivare l’energia in casa, e poi converto l’energia in calore sottraendolo all’esterno. La curva dei consumi schizza a 3500-4500 KWh, con il problema che se le temperature vanno sotto -7°C per più di tre giorni, devo comprarmi una pompa di calore di ultima generazione da 5000-10.000 euro (senza costi per lavoro impianto in casa).
    Invece il metano viene distribuito con una dispersione dell’energia quasi nulla (non si procia nel trasporto su tubo, ma bisogna fare manutenzione sulla rete) e convertito in energia con efficienze del 98-99,9%, o 108% con la notazione addizionale per quelle a condensazione.
    Da notare che impoverendo la popolazione con lavori sempre più precari, tempo determinato, stipendi sotto-retribuiti, tasse solo agli italiani e non a clienti HSBC o simili….la gente a malapena può permettersi una stufetta a pellet. Manco più una nuova caldaia a condensazione.
    Ditemi come può un giovane comprarsi un impianto efficiente con 500 euro di stipendio lordo (i migliori stage, quelli peggiori pagano 300 euro) od un pensionato con 1000 euro al mese di pensione (svuotata dal fatto che i fondi pensionistici grazie alla finanza creativa di Tremonti hanno investito in subprime salvando le banche USA con i contributi pensione italiani).
    Lo stesso TFR ritirato poco per volta in 20 anni non sarà una cifra considerevole presa al pensionamento che permetterà di fare un grosso acquisto (una ristrutturazione ed efficientamento di casa per esempio).

    La nostra politica sta indirettamente facendo GRAVISSIMI danni ambientali a breve e lungo termine.

    vedi: http://nuove-energie-rinnovabili.blogspot.it/2015/01/danni-ambientali-da-flessibilita.html

  2. geppe67
    Posted febbraio 24, 2015 at 9:18 am

    e se nel 2016 la tariffa D1, che già è una gran fregatura, verrà abolita? avrò speso 10.000 euro per un impianto a pompa di calore che non sarò più in grado di mantenere. queste cose vanno bene all’estero, dove c’è stabilità, non in italia dove ogni mese ti cambiano le normative

    • Giuseppe Bellanova
      Posted giugno 18, 2016 at 10:36 pm

      Esatto. Il problema principale è che siamo in Italia. Paese-cavia della ristrutturazione capitalista, dove i governi di centro-X praticano una politica classista. In pratica, come dei Robin Hood alla rovescia rubano ai poveri per arricchire chi è già ricco. Vedi conti energia su investimenti cui possono accedere solo i benestanti pagati con le bollette delle vecchiette. UNA TOTALE MERDA.

  3. TheQ.
    Posted febbraio 24, 2015 at 5:00 pm

    L’italia è un paese con grosse difficoltà implicite ed esplicite che travalicano i superpoteri degli ingegneri. Forse dovremmo mettere più ingegneri, magistrati/giudici, impiantisti, persone con 1000 euro al mese di stipendio e moglie disoccupata, ecc… al posto dei politici. Insomma persone che sanno qual è la realtà della maggioranza dell’Italia, che sanno in cosa consiste il lavoro su cui si legifera e la parola lavorare.
    Magari così cambierebbe qualcosa.

    • Giovanni Bosio
      Posted marzo 2, 2015 at 11:42 am

      Sono perfettamente in accordo con te.
      Uno che prende 15000 euro al mese non potrà mai capire i problemi di chi ne prende solo 1000 o anche meno!!!!!!!!

  4. Giovanni Bosio
    Posted marzo 2, 2015 at 11:43 am

    Sono perfettamente in accordo con te.
    Uno che prende 15000 euro al mese non potrà mai capire i problemi di chi ne prende solo 1000 o anche meno!!!!!!!!

  5. Giuseppe Bellanova
    Posted giugno 18, 2016 at 10:39 pm

    Prendo un po’ di più, ma mi associo. La soglia per accedere a questi investimenti è un reddito familiare minimo di 4000 euro netti/mese.

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