• Articolo Roma, 2 maggio 2017
  • Il nuovo report del GSE

    Il prezzo della CO2 non aiuta il passaggio dal carbone al gas

  • Nel primo trimestre del 2017 lo switching price carbone gas è tornato a crescere, allontanandosi dal prezzo delle EUA. Ma la decarbonizzazione rimane possibile

prezzo della CO2

 

(Rinnovabili.it) – L’attuale prezzo della CO2 non sta aiutando il passaggio verso un sistema elettrico più decarbonizzato. In questi primi mesi del 2017, il surplus d’offerta sta rallentando il trend positivo innescatosi lo scorso anno. A riferirlo è il Rapporto annuale sulle aste di quote europee di emissione – I Trimestre 2017, pubblicato oggi dal GSE. Il documento fornisce l’aggiornamento trimestrale sulle aste di EUA ed EUA A nell’ambito dell’ETS europeo, il sistema di scambio delle emissioni comunitario.

 

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Un capitolo è dedicato al cosiddetto switching price carbone-gas, ossia la soglia in cui i costi del carburante per le due fonti di energia si allineano. Nel 2016 si è assistito ad una riduzione di questa soglia: il prezzo del carbone è risalito (sotto la spinta delle politiche cinesi), mentre il gas è rimasto stabile tornando ad essere competitivo.

Lo switching price in alcuni momenti è persino sceso al di sotto del prezzo delle quote di CO2. “Si è assistito – spiega il GSE – a una fase di “fuel switching”, ossia di aumento del contributo al mix elettrico offerto alle centrali a gas a ciclo combinato a scapito di quelle a carbone, in controtendenza rispetto al passato”.

 

Il prezzo della CO2 nel primo trimestre 2017

Il trend non è durato a lungo. Differentemente dal 2016, nel primo trimestre di quest’anno lo switching price è tornato a crescere, allontanandosi dal prezzo della CO2. A separarli oggi è un differenziale di circa 9,5 euro (14,7 euro il primo contro 5,16 euro del secondo). “Perché il prezzo della CO2 dia un contributo al passaggio di combustibile nella generazione elettrica, sarebbe stato necessario, nel trimestre, un ‘price support’ di almeno pari valore”, scrive il GSE nel rapporto. Inoltre rispetto all’ultimo trimestre del 2016, le centrali a carbone hanno presumibilmente riguadagnato terreno dal punto di vista dei costi marginali, essendo risalito il prezzo del combustibile gas naturale rispetto a quello del carbone. Va chiarito che il prezzo del carbone è comunque rimasto alto rispetto ai valori degli anni scorsi, ed il prezzo del gas naturale è cresciuto più per un picco dovuto all’andamento stagionale, che ad un’inversione di trend.

 

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L’analisi rimane comunque positiva spiegando come, nonostante il prezzo della CO2 non abbia raggiunto lo switching price, già da fine febbraio è entrato in quello che viene definito un “corridoio utile per lo switching”, ovvero si è raggiunto un livello che fa sì che le centrali a ciclo combinato più efficienti, tenendo conto anche del costo della CO2, abbiano costi marginali inferiori rispetto alla media delle centrali a carbone.

 

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