• Articolo Roma, 14 ottobre 2014
  • La proposta del Movimento 5 Stelle

    Ridurre la bolletta energetica, le soluzioni sono a portata di mano

  • Tra anomalie ed oneri impropri si è tracciata la ricetta per recuperare il gap che oggi separa il costo all’origine dell’energia (Pun) e quello fatturato nelle bollette degli italiani

Ridurre la bolletta energetica, le soluzioni sono a portata di mano

 

(Rinnovabili.it) – Perché, se il costo all’ingrosso dell’energia elettrica è diminuito di molto negli ultimi anni, le fatture elettriche hanno continuato a lievitare? Da questa domanda è partito oggi l’incontro al Senato “Bolletta energetica: come alleggerirla per tutelare i consumatori e rianimare le imprese, organizzato dai Senatori M5S della X commissione Attività produttive e a cui hanno preso parte anche Rosario Trefiletti (Federconsumatori) ed  Elio Lannutti, presidente di Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari). Quello che si è appena concluso nell’aula Nassyria di Palazzo Madama è stato un puntuale ragionamento sul sistema energetico italiano, che ha permesso ai componenti M5S della commissione Gianni Girotto e Gianluca Castaldi di stilare una nuova ricetta “taglia bollette”. Una ricetta che ben si allontana dall’azione portata avanti in questi mesi dal Governo Renzi, e che trova nella Comunicazione europea di ieri una solida base da cui far partire l’analisi su la riduzione di oneri e costi della spesa energetica.

 

QUELL’EREDITA’ NUCLEARE Bruxelles stessa infatti ha riportato come il prezzo all’ingrosso dell’elettricità si sia quasi dimezzato tra il 2008 e il 2012 per merito delle tassazioni e dei prelievi energetici, il prezzo al dettaglio non ha seguito lo stesso trend. Al contrario dal 2009, tra il costo all’origine dell’energia (Pun) e quello fatturato nelle bollette degli italiani (Pe), c’è una differenza di 25 euro/Mwh. E come ricorda il senatore Girotto, “l’ultimo aumento sulla tariffa elettrica solo qualche giorno fa con più 1,7%”, dovuto soprattutto alla necessità di finanziare alcuni oneri di sistema tra cui, in primis, “la componente per la messa in sicurezza del nucleare”. Il gettito di quella che è chiamata componente A2 copre i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari dismesse e alle attività connesse e conseguenti, svolte dalla Sogin che dal canto suo ha già accumulato un ritardo non indifferente. Da anni, infatti, la società fa slittare i tempi di bonifica, determinando di conseguenza un aumento dei costi: oggi gli italiani pagano 300 milioni l’anno per operazioni di smantellamento ancora da fare.

 

TARIFFA BIORARIA E ACCUMULI ENERGETICI Altro elemento clou della bolletta energetica sono gli effetti della tariffa bioraria, i cui criteri sono oggi completamente da rivedere. “Normata in condizioni di mercato completamente differenti da quelle odierne – continua il senatore – privilegia i consumi notturni, perché progettata in un tempo in cui le rinnovabili non avevano la penetrazione di oggi”. Lo sviluppo delle green energy ha però ribaltato la situazione determinando una sovrapproduzione giornaliera che fa sì che la corrente costi meno produrla la mattina che non la notte. E se da un lato è “necessario aprire un confronto con l’Aeeg per rivedere la tariffa Bioraria”, dall’altro è anche quanto mai indispensabile “recuperare il meccanismo di accumulo energetico”; la tecnologia del pompaggio idrico, spiega Girotto “esiste già, è nostra, ma non è utilizzata a sufficienza”. Anzi, rispetto alla media europea è calato in maniera considerevole dal 2003 a oggi.

 

LE ANOMALIE ITALIANE Elemento su cui intervenire è anche “l’anomalia rigassificatori”: questi impianti sono oggi fermi o in calo di produzione nonostante i finanziamenti ricevuti (Basti pensare allo stanziamento dei 48 milioni per il 2013 e 2014 al “mai acceso” rigassificatore Olt di Livorno); ci sono i soldi buttati per gli Interconnector con i Balcani: ben 800 milioni di euro di investimenti per costruire un elettrodotto che serve a importare energia dalla Serbia, energia che però ci costerebbe il doppio che se la producessimo da noi. La ricetta del M5S è lunga. Nella lista c’è anche la proposta di cancellare il Capacity Payment e il meccanismo di interrompibilità, aprire il mercato del dispacciamento anche alle rinnovabili non programmabili ed infine di introdurre una Carbon Tax, così come hanno già fatto altri paesi del mondo. Si tratterebbe spiega il Movimento di “una tassa sui combustibili fossili servirebbe a trovare risorse importanti, oltre che a sancire il principio che chi inquina paga”.

 

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