• Articolo Bruxelles, 11 febbraio 2016
  • I dati decennali diffusi dall’Ufficio statistico europeo

    Rinnovabili, Eurostat: Ue lontana dai target 2020

  • Dal 2004 al 2010 la quota di energie rinnovabili nel consumo totale dell’Unione è raddoppiata, ma è ancora molto lontana dagli obiettivi 2020

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(Rinnovabili.it) – La quota di energie rinnovabili nel consumo energetico europeo è raddoppiata nel decennio 2004-2014, ma è ancora lontana dagli obiettivi stabiliti a livello comunitario per il 2020 e il 2030. Lo certifica l’ultimo rapporto Eurostat, rilasciato ieri dall’Ufficio statistiche dell’Unione europea.

I dati contenuti nel dossier raccontano che nel delta temporale preso in considerazione dagli analisti, la quota di energia da fonti pulite è quasi duplicata, passando dall’8,5% al 16%.

Manca ancora un discreto margine per raggiungere quel 20% entro il 2020 e il successivo 27% al 2030 stabiliti dai pacchetti europei su clima ed energia. Ad oggi, secondo il rapporto, un terzo degli Stati membri ha tuttavia già raggiunto i suoi obiettivi per il 2020. Si tratta di:

 

Bulgaria, cui era stato assegnato un obiettivo del 16% al 2014 e lo ha superato, arrivando al 18%

Repubblica Ceca, che dal 13% ha concluso il 2014 con un 13,4%,

Estonia (25% e 26,5%)

Croazia (20% e 27,9%),

Italia (17% e 17,1%, dati confermati dall’ultimo rapporto del GSE),

Lituania (23% e 23,9%)

Romania (24% e 24,9%)

Finlandia (38% e 38,7%)

Svezia (49% e 52,6%).

 

Rinnovabili, Eurostat Ue lontana dai target 2020

 

Altri due Paesi erano ad un passo – meno di un punto percentuale – dal traguardo previsto per il loro impegno: si tratta di Danimarca (30% e 29,2%) e Austria (34% e 33,1%).

La lista dei cattivi invece è più lunga, ma soprattutto zeppa di nomi illustri: la Francia, ad esempio, è molto lontana dall’obiettivo, con una performance altamente insufficiente. Le rinnovabili, dai nostri cugini d’Oltralpe, contribuiscono al consumo energetico per il 14%, mentre il target richiede di salire al 23%. Subito dopo i “galletti” vengono i Paesi Bassi. Con una linea di meta fissata al 14%, sono fermi al 5,5%. Questo immobilismo ne ha decretato una condanna nel primo processo sul clima intentato dalla società civile ad uno Stato. Dietro la lavagna anche l’Irlanda, con un ritardo di 7,4 punti (16% e 8,6%).

Anche la Germania, di cui tanto si cantano le lodi per i progressi nell’eolico, nel 2014 era anche al di sotto della media europea per quanto riguarda il consumo di energie rinnovabili. Solo il 13,8% dell’energia utilizzata dai consumatori proveniva da fonti pulite rispetto a un obiettivo del 18% entro il 2020. Nemmeno il Regno Unito, prima economia dell’Europa fuori dalla zona euro, ha fatto significativi progressi in 10 anni: consuma il 7% di rinnovabili, meno della metà del 15% che si è prefissata.

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