• Articolo Roma, 7 luglio 2017
  • Sistema energetico italiano: ecco le fragilità che sottovalutiamo

  • Peggiora l’ISPRED, l’indice elaborato dall’Enea per valutare l’andamento del trilemma energetico: emissioni e prezzi in aumento

Sistema energetico italiano

 

 

(Rinnovabili.it)  – L’inverno appena passato è stato una cartina tornasole per il sistema energetico italiano. Con un sommarsi di fattori, dagli effetti della crisi nucleare francese alle ridotte precipitazioni, i primi tre mesi 2017 hanno mostrato tutte le fragilità di un settore che oggi lotta per riprendersi. A delinearne lo scenario è l’Analisi Trimestrale ENEA, il lavoro in cui l’agenzia monitora l’evoluzione del sistema energetico nazionale lungo le tre tradizionali dimensioni del cosiddetto trilemma energetico: andamento della CO2, sicurezza e costo dell’energia. Per questo l’ENEA ha creato un indice sintetico della transizione energetica, ribattezzato ISPRED (Indice Sicurezza energetica, PRezzo Energia e Decarbonizzazione).

In base ai risultati dell’indice il primo trimestre del 2017 ci restituisce un quadro in divenire, tra sostanziali criticità e segnali di ripresa.

 

Di buono, spiega l’Enea, c’è l’aumento dei consumi finali (in parte spinti dalla ripresa di produzione nell’industria) e della generazione elettrica. Allo stesso tempo però sono aumentate le emissioni legate al comparto, e schizzati in alto i prezzi dell’energia. In altre parole l’indice ISPRED è peggiorato di un sensibile 10%. I passi indietro nel processo di decarbonizzazione sono legati al fatto che, nella crescita di produzione elettrica nazionale (+6,4%), la quota maggiore è stata affidata al termoelettrico, pari al 73% del totale (con punte del 77% a gennaio). Parliamo di un livello che non si registrava da ben 10 anni.

Per spiegare questo scenario devono essere considerati essenzialmente tre fattori: il forte calo delle importazioni di elettricità (picco di -68% a gennaio) per lo stop imposto ai reattori nucleari francesi, il diminuito apporto dell’idroelettrico a causa delle scarse precipitazioni (situazione che sta andando avanti oramai da due anni) e lo switch tra carbone e gas, con picchi di domanda per quast’ultimo vicini ai massimi storici.

 

>>Leggi anche: Prezzi dell’energia, finisce l’effetto “nucleare francese”<<

 

“Nel breve-medio periodo – spiega Francesco Gracceva, l’esperto ENEA che ha coordinato l’Analisi – sarà importante capire in che misura i fattori congiunturali che hanno determinato le criticità degli ultimi mesi possano divenire strutturali. Le prospettive incerte del parco nucleare francese, la possibilità che i cambiamenti climatici già in atto abbiano effetti di lungo termine sull’idraulicità come anche sui picchi di caldo estivo, la possibilità che si verifichino nuovamente punte invernali della domanda di gas vicine ai massimi storici costituiscono altrettante ragioni per ritenere che la seconda eventualità non possa essere esclusa a priori”.

 

Le rinnovabili nel sistema energetico nazionale

La produzione totale da rinnovabili è rimasta ampiamente al di sotto dei massimi, a causa della produzione idroelettrica al di sotto della media del periodo. In media, nel primo trimestre, le FER hanno coperto il 29,6% della domanda, in leggero calo rispetto al 30,4% dell’anno scorso. Ha invece raggiunto un nuovo record la massima quota di copertura della domanda da parte delle tre fonti non programmabili (idro, eolico e fotovoltaico), che l’11 marzo è arrivata al 58,5% alle ore 13, ed è costantemente rimasta vicina o al di sopra del 50% tra le ore 10 e le ore 15.

 

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