• Articolo New York, 12 aprile 2018
  • Sistemi di accumulo, quali Paesi dominano il mercato?

  • Il nuovo rapporto di GTM Reserach fa le pulci all’energy storage mondiale e rivela: Usa e Australia sono i mercati più avanzati ma la Cina potrebbe presto rubargli il posto

sistemi di accumulo

 

Nel 2017 il mercato dei sistemi d’accumulo ha installato 1,4 GW

(Rinnovabili.it) – Il mercato dei sistemi d’accumulo ha iniziato a muovere i primi passi. Sotto la spinta di una componente rinnovabile dell’energia sempre più presente, lo storage ha trovato terreno fertile dove crescere, uscendo dalla fase pilota. Nonostante ciò, la crescita del settore è ancora piuttosto disomogenea. Il perché è spiegato nel nuovo report di GTM Research, che fornisce una panoramica dei cambiamenti messi in moto nel 2017, nonché le prospettive per il futuro a breve termine.

Quello che emerge chiaramente è che attualmente il mercato dei sistemi di accumulo è in mano a pochi Paesi. Lo scorso anno sono stati realizzati a livello mondiale 1,4 GW e 2,3 GWh di storage, che indicano rispettivamente la potenza e la capacità degli impianti sviluppati. Il contributo più grande è arrivato da due nazioni in particolare: gli USA e l’Australia, i primi leder nel mondo per capacità (circa 431 MWh), la seconda per potenza (246 MW).

 

>>Leggi anche Il mercato dei metalli si scontra con lo stoccaggio: turbolenze in arrivo<<

 

A differenziare i due mercati è anche la destinazione finale dei sistemi. Le realtà statunitensi hanno svolto un ruolo pionieristico nello sviluppo dello storage di rete, grazie soprattutto alle giuste politiche di supporto e ai meccanismi di mercato, creando un comparto solido e diversificato. Massachusetts e New York, ad esempio, hanno promulgato leggi per fissare precisi obiettivi d’accumulo. Diversi Stati hanno avviato iniziative legislative e normative per incorporare lo stoccaggio energetico direttamente nelle attività di pianificazione della rete, mentre altri, come Arizona e California, hanno fatto passi da gigante nelle richieste e nei contratti di approvvigionamento.

 

L’Australia invece, se si esclude il grande progetto Tesla per Hornsdale, ha puntato tutto sull’accumulo residenziale, elemento che va ormai a braccetto con la crescita del fotovoltaico domestico e commerciale.

Ma buone performance si sono registrate anche in Germania (forte sul segmento residenziale), Cina e Giappone e sia Berlino che Tokyo hanno utilizzato incentivi per incoraggiare l’adozione dello storage “behind the meter” come mezzo regolare i flussi dell’energia distribuita. Seguono, a una certa distanza, Regno Unito, Canada, Corea del Sud e India.

 

L’avanzata del Dragone sull’energy storage

Per la maggior parte si tratta, però, di settori imberbi, che devono ancora riuscire mettere a regime i profitti. Una situazione che è destinata a mutare rapidamente nei prossimi anni, spiegano gli autori del report. Uno dei più grandi cambiamenti è quello inerente l’influenza geopolitica. Nei prossimi anni gli Stati Uniti manterranno il loro predominio sul fronte delle batterie, ma Cina e Giappone sbatteranno l’Australia e la Germania fuori dalle loro odierne posizioni, ossia secondo e terzo posto della classifica mondiale.

 

“È leggermente sorprendente che la Cina non abbia adottato lo storage più velocemente, perché ha tutti gli ingredienti giusti per essere un importante mercato dell’accumulo”, spiega l’analista Ravi Manghani, direttore della sezione Energy storage di GTM Research. Attualmente la Repubblica Popolare è leder indiscusso nella produzione di batterie al piombo e nella tecnologia agli ioni di litio ma solo nell’ambito dell’elettronica di consumo. Di sicuro, affermano convinti gli autori del documento, da qui al 2022 il gigante asiatico colmerà il gap, sotto la spinta nazionale della mobilità elettrica, i cui dispositivi di accumulo energetico si possono adattare anche ad applicazioni su scala di rete.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Current ye@r *