• Articolo Roma, 27 marzo 2019
  • Soldi pubblici alle fonti fossili: così in Italia paghiamo 18,8mld l’anno

  • Tra finanziamenti diretti e indiretti, riduzioni di accise ed esenzioni continua a essere cospicuo l’aiuto all’energia sporca. Legambiente: “Inserire nel Piano Energia e Clima la road map per la cancellazione dei sussidi alle fossili entro il 2025”

Soldi pubblici alle fonti fossili

 

L’associazione ambientalista aggiorna i dati del dossier “Stop Sussidi alle fonti fossili”

(Rinnovabili.it) – Ben 18,8 miliardi di euro. A tanto ammontano i soldi pubblici spesi in Italia, in un solo anno, per aiutare gli idrocarburi. A mettere nero su bianco gli incentivi pagati all’oil and gas è Legambiente presentando l’aggiornamento del dossier Stop Sussidi alle fonti fossili. Il documento mette in luce l’assurdo paradosso del settore energetico nazionale (ma non solo) che, nonostante l’attuale crisi climatica, sembra non in grado di liberarsi dai “vizi” fossili: sussidi alle trivelle, CIP6 alle fonti assimilate, esenzioni per imprese energivore, incentivi indiretti alle aree geograficamente svantaggiate, extra-costi per le isole minori, finanziamenti pubblici, contributi alla capacità, incentivi alla gassificazione da fossili, fino a garanzie e prestiti pubblici.

 

Quando si parla di rinnovabili, uno dei primi argomenti usati per sconfessare l’energia pulita sono è quello dei costi in bolletta: gli utenti rischiano pagare oneri troppo alti. Ma quando i conti in tasca si fanno alle fonti fossili è facile accorgersi come l’ago della bilancia penda tutto dalla parte di gas e petrolio. E le cifre stanno salendo. Se nel 2015 per l’Italia si calcolavano circa 14,8 miliardi di euro l’anno di sussidi, diretti o indiretti, alle fonti fossili, oggi la cifra è quasi a quota 19 miliardi. Eppure, ricorda l’associazione del cigno verde, con le giuste politiche potremmo eliminare oltre 14,3 miliardi di euro l’anno di incentivi e rimodulare il resto verso altri settori.

 

Il quadro della spesa pubblica per le fossili in Italia

Nella parola “aiuto” o “sussidio” rientra qualsiasi azione governativa atta a ridurre il costo della produzione di energia, aumentare il prezzo ricevuto dai produttori o abbassare quello pagato dai consumatori. In questo caso specifico, è tutto ciò che avvantaggia gli idrocarburi rispetto le altre fonti di energia.

Le sovvenzioni più ovvie sono i finanziamenti diretti e le agevolazioni fiscali, ma ci sono molte altre attività che vanno considerate dei sussidi: prestiti e garanzie a tassi agevolati, controlli sui prezzi, accordi governativi che forniscono risorse come terra e acqua a società di combustibili fossili a tassi inferiori a quelli del mercato, ricerca e finanziamenti per lo sviluppo e altro ancora.

 

Tra tutti, di particolare rilievo nel panorama italiano sono i sussidi alle trivellazioni intese come basse royalties (del 10% per le estrazioni in terra ferma e del 7% per quelle in mare) e le esenzioni dal pagamento di aliquote allo Stato (per il petrolio sono esenti le prime 20mila tonn di petrolio prodotte annualmente in terraferma e le prime 50 mila prodotte in mare, per il gas i primi 25 milioni di metri cubi standard estratti a terra e i primi 80 milioni di m3 in mare).

 

A ciò si aggiungono i finanziamenti pubblici a progetti internazionali, le esenzioni e le riduzioni per l’utilizzo di combustibili fossili in diversi settori (sotto forma di detrazione e/o riduzione di accise e sconti) e gli extracosti per le isole minori, una voce che ripaga la produzione di centrali vecchie e inquinanti in regime di monopolio dove l’operatore controlla anche la rete, impedendo di fatto lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili. Nella lista compare anche lo sconto sugli oneri di sistema alle cosiddette “aziende energivore”, i contributi a impianti e centrali attraverso la componente PD della bolletta elettrica destinata alla copertura dei costi di dispacciamento; in quest’ultima voce figurano i corrispettivi a copertura dei costi delle “centrali essenziali”,  quelli degli impianti che partecipano al servizio di interrompibilità e per gli interconnector, linee elettriche di connessione con l’estero, finanziate da soggetti privati.

 

 

VOCE

SUSSIDIO

E

R

TIPO

EURO

TOTALE

Trivellazioni esenzione royalties (sotto soglia) X indiretto 58.000.000 747.340.000
inadeguatezza royalties X indiretto 414.000.000
inadeguatezza canoni X indiretto 275.000.000
deduzioni regionali* X diretto 340.000
CIP6 Cip6 X diretto 444.000.000 719.000.000
altri rimborsi X X diretto 275.000.000
Isole minori reintegrazione costi alle imprese (delibera Arera) X diretto 10.000.000 74.000.000
reintegrazione costi (componente Auc4RIM bollette elettriche) X diretto 64.000.000
Aree geografiche svantaggiate reintegrazione costi X 94.000.000 94.000.000
Contributi ad impianti e centrali impianti essenziali X indiretto 327.500.000 1.081.100.000
impianti interrompibili X indiretto 359.800.000
interconnector X diretto 330.800.000
Esenzioni oneri di sistemi sconti energivori X diretto 1.700.000.000 1.850.000.000
esenzioni oneri dispacciamento altre aziende X diretto 150.000.000
Esenzioni e Riduzioni bilancio dello stato X X diretto 3.380.820.000 3.380.820.000
Esenzioni trasporti X X 6.981.960.000 6.981.960.000
Prestiti e garanzie pubblici SACE, CDP, SIMEST X diretto 1.490.000.000 1.490.000.000
RIU elusione reti interne X indiretto 2.000.000.000 2.000.000.000
Rigassificatore OLT contributo X diretto 97.100.000 97.100.000
Gassificazione da fossile X diretto 310.000.000 310.000.000
TOTALE 18.825.320.000

Rapporto Stop Sussidi alle Fonti Fossili di Legambiente – *dato parziale – E= eliminabile – R = rimodulabile

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