• Articolo Oxford, 14 novembre 2019
  • Solo 13 su 132 big energetici hanno un obiettivo zero emissioni

  • A quattro anni dall’Accordo di Parigi, solo 3 compagnie minerarie, 9 elettriche e un produttore di idrocarburi hanno fissato una data entro la quale annullare le proprie emissioni

obiettivo zero emissioni

Foto di Thomas H. da Pixabay

 

 

Ci sono anche le italiane Enel ed Eni tre la compagnie che si sono date un obiettivo zero emissioni

(Rinnovabili.it)  Quattro anni dopo la firma dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, il settore energetico globale non ha ancora prodotto risultati sufficienti nella lotta alle emissioni di gas serra. Una inazione preoccupante resa ancora più chiara dall’indagine svolta dalla London School of Economics, in collaborazione con l’Università di Oxford e la Transition Pathway Initiative. I ricercati hanno studiato i più grandi gruppi energetici al mondo scoprendo che, di 132 società quotate in borsa e attive nel settore elettrico e dei combustibili fossili, solo 13 hanno un obiettivo zero emissioni. Nel dettaglio il team ha passato al vaglio le divulgazioni pubbliche di 20 imprese carbonifere, 62 società elettriche e 50 compagnie petrolifere e del gas. Il risultato? Solo tre compagnie minerarie (BHP Billington, Exxaro Resources e South32), nove elettriche (CEZ, EDF, Endesa, Enel, E.On, Iberdrola, National Grid, Ørsted e XCEL Energy) e un produttore di petrolio e gas (Eni) hanno fissato una data entro la quale annulleranno le emissioni associate ad almeno una delle loro attività principali.

Di queste tredici, nove si sono assegnate come scadenza ultima il 2050, mentre per le rimanenti quattro la data varia tra il 2025 e il 2030.

 

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Anche la portata degli impegni delle società varia. Sebbene tutte e tredici queste realtà si siano formalmente impegnate a raggiungere l’obiettivo zero emissioni nette “dirette” (quelle prodotte direttamente dall’estrazione di carbone, petrolio o gas o generazione di elettricità), solo tre società hanno incluso nel calcolo anche i gas serra indiretti (come ad esempio le perdite di metano dai siti di estrazione o dalle infrastrutture di trasporto – leggi anche Sorvegliando le emissioni di metano: il nuovo tracciatore della IEA).

Il professor Cameron Hepburn, direttore della Smith School of Enterprise and the Environment, dell’Università di Oxford, ha commentato: “A quattro anni dalla firma dell’Accordo di Parigi, i nostri risultati mostrano che la maggior parte delle più grandi compagnie energetiche del mondo deve ancora sviluppare piani conformi a uno dei suoi obiettivi chiave: eliminare le emissioni nette di anidride carbonica nei prossimi tre decenni. Ciò espone gli investitori a rischi finanziari significativi poiché l’attuazione dell’accordo di Parigi comporta la riduzione delle risorse inquinanti”.

 

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