• Articolo New York, 3 giugno 2019
  • Starace: “Stop alla generazione elettrica a carbone in Europa entro 10 anni”

  • In un’intervista al Financial Times, l’amministratore delegato di Enel descrive come imminente il sorpasso in termini di competitività della generazione da rinnovabili su quella a carburanti fossili

starace

L’industria del carbone e della generazione elettrica da fossili impiega 185 mila persone in Ue, da ricollocare prima che il settore collassi

 

(Rinnovabili.it) – Il sistema europeo di generazione elettrica è arrivato a un punto di svolta: presto nuove tecnologie, pulite, rinnovabili e soprattutto economiche potrebbero mandare definitivamente in pensione i vecchi sistemi di produzione basati sulla combustione del carbone e di altri combustibili fossili. L’analisi del momento viene da Francesco Starace,  amministratore delegato di Enel, la più grande compagnia energetica del vecchio continente.

 

In un’intervista al Financial Times, Starace ha spiegato che la continua crescita in termini di competitività delle rinnovabili, eolico e fotovoltaico su tutti, stanno spingendo la generazione a carbone al di fuori del mercato. Un panorama che dovrebbe spingere Governi e decisori politici a preoccuparsi di come ripartire la forza lavoro attualmente impiegata nel settore, piuttosto che tentare di rallentare un processo ormai inevitabile.

 

“Cosa dovremmo fare quando un bene primario diventa obsoleto? Possiamo difenderlo dallo scadere oltre il suo tempo? Possiamo continuare a dire alle persone che tutto sta andando bene continuando a fare quello che abbiamo sempre fatto? – domanda Starace – O piuttosto dovremmo affrontare la verità e dirci ‘ragazzi, questo è quello che accadrà nei prossimi 5, 10, 20 anni, quindi cominciamo a programmare il futuro'”.

 

Stando ai dati Eurocoal, l’industria del carbone impiega 185 mila cittadini europei: mentre alcuni Paesi, come Spagna e Germania, stanno varando piani per redistribuire la forza lavoro che rimarrà senza impiego una volta chiusi siti d’estrazione e lavorazione, altre nazioni sono in ritardo sulla programmazione e rischiano di affrontare grossi problemi di carattere sociale.

 

Dall’inizio del 2018, l’aumento nei costi dei cosiddetti carbon credit, i permessi da pagare come compensazione per l’emissione di ogni tonnellata di gas serra, ha messo in ginocchio i vecchi impianti di produzione energetica basata sulla combustione del carbone in Europa.

 

>>Leggi anche Il carbone? Ora costa di più di eolico e fotovoltaico<<

 

Secondo Starace, le nuove tecnologie e la sempre migliore capacità di gestire la distribuzione dell’energia, insieme alla riduzione dei costi per la costruzione d’impianti alimentati da fonti rinnovabili, porterà la generazione da fonti inquinanti ad essere sempre meno competitiva. Un passaggio che potrebbe essere guardato con interesse, invece che con timore, dai grandi produttori energetici di tutto il mondo.

 

“Il momento è adesso ed è un momento di grande consapevolezza di cui dovremmo essere orgogliosi, quello in cui guardiamo alla realtà senza entrare nel panico– conclude l’a.d. di Enel – Per noi si tratta di una grande opportunità: guardiamo a quello che il mondo ci sta mettendo davanti, senza paura per il futuro. La domanda di elettricità è destinata a crescere più di quanto il mondo stia crescendo… è una buona o una cattiva notizia per noi, considerando che il nostro è il business dell’elettricità?”.

 

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