• Articolo Strasburgo, 15 dicembre 2015
  • Votazione al cardiopalma sulla relazione di indirizzo

    Strasburgo boccia gli aiuti di stato al nucleare

  • Niente sussidi al nucleare dalle tasche dei contribuenti: il Parlamento Ue respinge il testo sull’Unione energetica. Greenpeace: “Pensate alle rinnovabili”

Strasburgo boccia gli aiuti di stato al nucleare 2

 

(Rinnovabili.it) – Sul filo del rasoio, il Parlamento europeo ha appena bocciato una risoluzione che prevedeva gli aiuti di Stato al nucleare. La votazione, conclusasi con 308 voti contrari e 306 a favore, respinge il documento di indirizzo sul piano per l’Unione dell’Energia della Commissione europea. Fosse stato adottato così come giunto in aula, il documento avrebbe chiesto a Bruxelles di sostenere programmi a livello nazionale e comunitario incentrati sullo sviluppo di nuovi reattori atomici. Purtroppo, con l’acqua sporca è finito anche il bambino: cestinata infatti la richiesta di aumentare il target di efficienza energetica dal 30 al 40% entro il 2030.

«Questo voto comunque ribadisce una volontà contraria del Parlamento Europeo di includere il nucleare tra le fonti che possano essere finanziate con fondi pubblici – dichiara Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia – Si tratta dell’unica tecnologia i cui costi sono stati in ascesa nel corso degli anni. Aiutare una tecnologia che ha oltre mezzo secolo di storia è un’assurdità: gli aiuti vanno alle rinnovabili, fonti più pulite e sicure che, laddove incentivate, in pochi anni hanno ridotto in modo consistente i loro costi».

 

 

È dall’ottobre del 2013 che l’Unione europea ha escluso l’energia nucleare dalle linee guida sugli aiuti di Stato. Questo non significa che i sussidi siano del tutto banditi, ma almeno la Commissione deve valutare caso per caso i progetti che le vengono sottoposti. Di recente, Bruxelles ha dato l’ok a un programma di aiuti destinati alla costruenda centrale di Hinkley Point, nel Sud Ovest dell’Inghilterra. Ma Austria, Danimarca e Lussemburgo si sono messi di traverso, portando il caso davanti alla Corte europea di Giustizia. La causa è ancora pendente, e intanto i costi dell’impianto crescono e la Gran Bretagna si trova invischiata in un progetto che sperava potesse avere la spinta europea. Le preoccupazioni derivano dai continui ritardi sulla decisione finale riguardo all’affidamento dei lavori di costruzione della centrale a EDF, compagnia francese candidata a costruire i due reattori da 1.6 gigawatt. Si tratterebbe del più grande progetto nucleare in Europa, ma  dall’inizio del 2015 non se ne sa più nulla. I costi sono saliti di 11.3 miliardi rispetto alle stime di un anno fa: oggi per mettere in piedi tutta la baracca di Hinkley Point servono 31.5 miliardi di euro, quattro volte il costo delle Olimpiadi di Londra.

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