• Articolo Bruxelles, 5 marzo 2019
  • Seconda bocciatura per la strategia UE Clean Planet for All

  • Il Consiglio dell’UE inizia la valutazione della visione strategica europea a lungo termine. Per 5 Paesi l’unica opzione possibile al 2050 sono le zero emissioni

Clean Planet for All

 

I ministri dell’Energia hanno proceduto a un dibattito orientativo in seduta pubblica sulla comunicazione Clean Planet for All

(Rinnovabili.it) – Sono iniziati ai colloqui dei Ventotto sulla nuova strategia europea Clean Planet for All, il pacchetto di scenari disegnati dall’esecutivo UE per assicurare uno sviluppo delle economia comunitaria in linea con l’Accordo sul clima di Parigi. Lunedì 4 marzo si sono incontrati i ministri dell’Energia mentre oggi tocca a quelli dell’Ambiente e, nonostante le battute siano solo all’inizio, piovono già le prime bocciature.

 

Sei degli otto scenari possono essere tranquillamente accantonati” ha esordito il ministro all’Energia del Lussemburgo, Claude Turmes parlando ai colleghi riuniti in Consiglio. Come già fatto notare dagli europarlamentari della Commissione Ambiente, infatti, solo due dei percorsi tracciati da Bruxelles per il 2050 contemplano una piena decarbonizzazione dell’economia, con un conteggio netto delle emissioni di gas serra pari a zero. E per raggiungere l’obiettivo tirano in ballo anche nucleare e impianti di cattura e stoccaggio delle emissioni.

Posizioni che non convincono tutti, Turmes in primis, secondo cui l’attuale strategia è da ritenersi inadeguata.

 

È d’obbligo una precisazione. Al contrario dei provvedimenti del pacchetto clima ed energia 2030, la strategia 2050 non rappresenta un testo vincolante. Gli Stati membri hanno carta bianca sulla programmazione a lungo termine e dunque anche sulla volontà di aderire o meno ad uno degli scenari proposti.

Ma proprio per questo motivo il Clean Planet for All appare ancor più senza una vera volontà di cambiamento.

 

Per Turmes, il testo manca di trasparenza (non si conoscono cifre e statistiche usate dall’esecutivo come base dello studio) e non contempla un obiettivo energetico al 100% rinnovabile. “Quando si parla del 2050 ne va del futuro dei nostri figli e delle future generazioni. Ciò ci dà una responsabilità particolare […] La Commissione Juncker suggerisce che dovremmo costruire 50 o 60 nuovi reattori nucleari entro il 2050. Credo che nessun giovane voglia pensare allo smantellamento delle future centrali nucleari. E diciamolo francamente, non è una buona politica di vicinato minacciare i cittadini con un reattore oltre frontiera”, ha affermato l’ex membro del Parlamento europeo dal Lussemburgo.  La posizione di Turmes è stata condivisa suoi omologhi austriaci, irlandesi, lituani e spagnoli.

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