• Articolo Roma, 6 marzo 2019
  • Allo stress del sistema elettrico ci pensano le fonti di flessibilità

  • Secondo lo studio condotto da Accenture, lo stress cui sarà sottoposto il sistema elettrico italiano nei prossimi anni, a causa di aumento di FER non programmabili e dei consumi, potrebbe essere superato con le fonti di flessibilità

sistema-elettrico-accenture

 

Lo studio ha simulato l’evoluzione del sistema elettrico da ora al 2030

(Rinnovabili.it) – In pochi anni il sistema elettrico italiano potrebbe essere messo sotto stress e non riuscire a soddisfare nel 2030 la domanda. Uno scenario che può essere evitato utilizzando un mix di fonti di flessibilità, vera e propria opportunità di crescita per il sistema Italia. È questo il dato che emerge dallo studio di Accenture “Flessibilità: un’opportunità per la transizione energetica”, presentato in occasione del workshop annuale sulle utility organizzato da Agici e Accenture. Nell’ottica della profonda trasformazione che dovrà affrontare il sistema elettrico italiano nei prossimi anni, lo studio prevede che venga a crearsi una situazione di stress dovuta all’aumento delle fonti rinnovabili non programmabili, all’aumento dei consumi elettrici  – quest’ultimo legato alla maggiore diffusione della mobilità elettrica e delle pompe di calore – e al calo della capacità termica. Uno scenario che impone una evoluzione alle infrastrutture esistenti e che, attuando la giusta programmazione, può evitare di aumentare la capacità installata, preferendo un mix di fonti di flessibilità, quali ad esempio accumulatori, servizi Demand Response, centrali Power-to-gas o Power-to-X.

 

Lo studio ha simulato l’evoluzione del sistema elettrico da ora al 2030 e i prelievi e le immissioni orarie, per stabilire il livello di flessibilità utile a mantenere il sistema stabile; ha poi identificato eventuali gap in termini di surplus di energia e mancanza di capacità, considerando la domanda oraria e la produzione di energia dei prossimi anni. Quattro gli scenari che ne vengono fuori, considerato anche il phase out del carbone al 2025: High Inertia (crescita moderata degli impianti FER e aumento di auto elettriche (4,2mln al 2030) e pompe di calore; Renewable (crescita sostanziale degli impianti FER, come previsto nella Strategia Energetica Nazionale; Energy Intensive (moderata crescita degli impianti FER dello scenario “High Inertia”, una crescita sostanziale delle auto elettriche (6,5mln al 2030) e un leggero aumento dei consumi dovuto all’aumento del GDP); Greenest, (crescita sostanziale degli impianti FER, crescita sostanziale delle auto elettriche (6,5mln al 2030) e un leggero aumento dei consumi dovuto all’aumento del GDP).

 

E quattro le fonti di flessibilità prese in considerazione dallo studio, tra cui: le batterie di accumulo e i servizi di demand response, per variare il proprio utilizzo energetico in base ai segnali di mercato, per modulare i picchi e favorire la flessibilità e la stabilità della rete (soluzioni ottimali nel medio-lungo periodo); le sinergie con la rete gas tramite il Power to X, una soluzione innovativa e adatta al sistema italiano, ma oggi non ancora efficiente (è il caso della produzione di idrogeno o metano sintetico attraverso le FER); l’utilizzo di pompaggi che, superata l’opposizione NIMBY potrebbe essere significativo nel breve/medio periodo; l’impiego, infine, degli impianti a gas esistenti come complemento alle nuove fonti di flessibilità.

 

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Lo studio vuole essere un utile strumento per la pianificazione della transizione energetica attesa nei prossimi anni, un cambiamento che richiederà per Accenture anche lo sviluppo di nuove capabilities, l’implementazione di tecnologie di ultima generazione e la creazione di nuovi e più funzionali modelli di business, un cambiamento che può essere una grande opportunità per l’Italia.

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