• Articolo Parigi, 22 febbraio 2018
  • Aumentare le tasse sulle fossili per colmare il gap della Brexit

  • Lettera aperta dall’Istituto Jacques Delors a Bruxelles: Creare nuove risorse al bilancio comunitario tassando l’industria fossile

tasse sulle fossili

 

(Rinnovabili.it) – L’Unione europea dovrebbe aumentare le tasse sui combustibili fossili: una strategia che le permetterebbe di velocizzare la lotta ai cambiamenti climatici e, allo stesso tempo, di colmare la lacuna in bilancio prodotta dalla Brexit. Questa il consiglio che l’Istituto Jacques Delors, think tank indipendente ha deciso di inviare a Bruxelles in vista della pubblicazione del budget UE 2021-2027.

L’esecutivo sta lavorando, infatti, sul quadro finanziario pluriennale post 2020. I piani di budget dovrebbero essere pronti entro maggio 2018, proponendo una strategia con cui affrontare il grande gap finanziario del prossimo decennio: l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Sono già emerse delle prime proposte, come quella di reindirizzare i proventi dell’ETS, il mercato di carbonio comunitario, al bilancio europeo piuttosto che spartirli le nazioni.

 

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Alla discussione si aggiunge oggi anche la lettera aperta firmata, tra gli altri, da Enrico Letta, presidente dell’Istituto Jacques Delors, Pascal Lamy, ex-direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e Hans Eichel, l’ex ministro delle finanze tedesco e destinata all’esecutivo comunitario.

“A seguito del voto sulla Brexit del 2016, il contributo britannico al bilancio dell’UE sarà probabilmente ridotto a partire dal 2020 – si legge nella missiva -. Anziché mettere da parte gli investimenti pubblici europei o aumentare i vincoli sui bilanci nazionali, riteniamo che sia ora che l’Unione crei una nuova risorsa per il suo budget”.

 

In linea con le posizioni espresse dal Gruppo d’alto livello sulle risorse proprie, i 19 firmatari chiedono che si cerchino nuovi contributi dal settore petrolifero, del gas e del carbone. L’idea è teoricamente semplice: aumentare le tasse sulle fossili. Tale contributo potrebbe essere, in un primo momento, una modesta carbon tax da applicare per 5-7 anni su tutti i combustibili fossili. Con un prezzo di 5 euro la tonnellata di CO2, si legge nella lettera, si potrebbero generare entrate per circa 17 miliardi di euro l’anno. La missiva propone anche di aumentare la tassa minima sul diesel, introducendo un’imposta anche sul cherosene per contrastare le emissioni del trasporto aereo. “Tali misure potrebbero generare oltre 50 miliardi di euro l’anno e dare un contributo importante alla lotta della più grande fonte di emissioni d’Europa: i trasporti”.

 

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