• Articolo Amherst, 12 gennaio 2018
  • Accumulo termico: ecco la “batteria” che imbottiglia il sole

  • Dall’Università del Massachusetts un nuovo polimero plastico in grado di stoccare efficientemente l’energia solare e rilasciarla on demand

accumulo termico

La batteria per l’accumulo termico

 

La chiave di volta per l’accumulo termico solare si chiama AzoPMA

(Rinnovabili.it) – L’accoppiata fotovoltaico-batteria rappresenta la grande scommessa della generazione  distribuita. Ma lo stoccaggio elettrochimico potrebbe non essere l’unica soluzione raccomandabile per conservare l’energia solare. Negli Usa la ricerca sta tentando da tempo un diverso approccio, quello dell’accumulo termico. A questo filone scientifico appartiene anche l’ultimo lavoro svolto dal Dipartimento di Chimica dell’Università del Massachusetts: il professore Dhandapani Venkataraman ha guidato un team di ricercatori nella creazione di un nuovo polimero non convenzionale in grado di catturare e rilasciare in maniera efficiente l’energia del sole.

 

La molecola in questione è stata battezzata con il nome di AzoPMA dal momento che è si tratta di polimetacrilato, una resina sintetica, che ingloba nella struttura azobenzene, un composto aromatico contenente azoto – in inglese “azobenzene-based poly(methacrylate)”. Al di là di una nomenclatura di non immediata lettura, ci sono delle prestazioni da record in termini di accumulo termico.

Il nuovo polimero plastico è in grado di stoccare cento volte più calore dell’acqua e secondo Venkataraman e colleghi potrebbe essere la chiave per lo sviluppo di una “batteria termica” ad alta efficienza, in grado di fare per l’energia solare ciò che le batterie elettriche ad alte prestazioni hanno fatto per le automobili e per l’elettronica di consumo.

 

>>Leggi anche Accumulo termico: come catturare il calore estivo per usarlo d’inverno<<

 

Il segreto? Una struttura molecolare che si alterna, a comando e in maniera reversibile, tra due conformazioni. Quando AzoPMA viene riscaldato, le sue molecole adottano la loro forma ad alta energia stoccando il calore. Quando viene attivato ​​dalla luce o da un altro innesco, le molecole ritornano alla loro forma a bassa energia rilasciando il calore immagazzinato.

 

accumulo termico

 

Non si tratta del primo lavoro in tal senso ma, come spiega il team, la precedente densità di accumulo termico ad alta energia ottenuta in un sistema polimerico si trovava intorno ai 200 Joule per grammo, mentre grazie ad AzoPMA il nuovo sistema di stoccaggio è in grado di raggiungere una media di 510 Joule per grammo, con un massimo di 690. “La teoria suggerisce che dovremmo essere in grado di raggiungere 800 Joule per grammo, ma è impossibile da realizzare”, commenta Venkataraman.

 

Il ricercatore afferma che il successo del suo gruppo probabilmente non sarebbe stato possibile senza il precedente lavoro teorico sull’accumulo termico solare di Jeffrey Grossman del MIT, autore di uno dei primi lavori statunitensi sul tema. “Senza il suo documento e le sue riflessioni sulla teoria – aggiunge Venkataraman – non credo che saremmo arrivati dove siamo oggi”. Il lavoro, pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Nature, è consultabile qui.

 

>>Leggi anche Una “batteria termica” per usare il calore solare on demand<<

2 Commenti

  1. Carrara
    Posted gennaio 26, 2018 at 4:39 am

    Se fosse realistico ed a costi ragionevoli produrre energia termica con efficienza da 510 J/g sarebbero risolti molti fabbisogni energetici e di conseguenza ci sarebbe a disposizione molte superfici di scambio.
    Basterebbe pensare soltanto alle superfici dei tetti e non solo!
    Sicuramente ci saranno intensi collegamenti con i nuovi materiali e quindi con le nanoparticelle..
    Bellissima intuizione scientifica!

  2. Giuseppe Iuele
    Posted gennaio 26, 2018 at 5:39 pm

    Finalmente superato il limite concettuale e fattuale tra “energie nobili” ed “energie secondarie”. Anche alla energia termica la possibilità di competere con l’energia elettrica (immagazzinabile ed utilizzabile on demand)
    Sono già tanti i secoli, ormai, che hanno segnato il divario tra un interruttore elettrico ed uno termico collegati ai rispettivi “serbatoi energetici”. Ora quel divario sembra essere stato colmato. Finalmente anche con il Sole che brilla ed ancora per millenni irraggerà la Terra e tutte le trasformazioni esotermiche, anche le dispersioni parassite, avranno modo di essere immagazzinate ed utilizzate. Era ora! Complimenti ai ricercatori! … finisce l’era dei dissipatori termici e dell’incremento indiscriminato dell’entropia :)

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