• Articolo Ginevra, 16 gennaio 2017
  • Accumulo termico: come catturare il calore estivo per usarlo d’inverno

  • L’energia solare termica può essere conservata fino all’arrivo dell’inverno grazie ad un materiale economico e una tecnologia messa a punto dall’Empa

 

(Rinnovabili.it) – La Svizzera punta a un riscaldamento energetico completamente sostenibile, ma la strada è ancora lunga: nel 2014, il 71 per cento di tutti delle abitazioni private risultava scaldata da combustibili fossili. Una percentuale non troppo dissimile caratterizzava l’acqua calda consumata. Questi valori non interessano solo la nazione elvetica, ma è da qui che un team di ricercatori sta cercando di ribaltare la situazione. Come? Creando un modo per catturare l’energia termica dell’estate e impiegarla per il riscaldamento invernale. E dall’autunno del 2016, dopo diversi anni di ricerca, l’Empa (Eidgenössische Materialprüfungs-und Forschungsanstalt) ha realizzato un impianto su scala di laboratorio in grado di fare proprio questo: immagazzinare l’estate a lungo termine.

 

La teoria dietro questo tipo di accumulo termico è abbastanza semplice: se si versa dell’acqua in un becher contenente idrossido di sodio solido (NaOH) e concentrato, la miscela si riscalda. La diluizione è esotermica, vale a dire che viene rilasciata energia chimica sotto forma di calore. Inoltre, la soluzione di idrossido di sodio è altamente igroscopica e capace di assorbire vapore acqueo. Il calore di condensazione ottenuto come risultato contribuisce a riscaldare ulteriormente la soluzione.

 

Viceversa, se viene fornita energia termica (raccolta dal sole, per esempio) alla soluzione di idrossido di sodio diluito con acqua, l’umidità evapora rapidamente, aumentando la concentrazione e quindi memorizzando efficacemente l’energia fornita. Questa miscela concentrata può essere conservata per molti mesi (anche anni), finché il calore non è nuovamente liberato. I ricercatori Robert Weber e Benjamin Fumey si sono rimboccati per portare questo esperimento su scale più grandi.

 

In pratica, il supporto di memorizzazione è un liquido viscoso costituito da una soluzione di NaOH al 50 per cento che viene fatta gocciolare lungo un tubo a spirale (creata dagli scambiatori di calore normalmente presenti nelle caldaie istantanee), mentre assorbe il vapore acqueo e quindi trasmette il calore al tubo. Il procedimento funziona anche nel senso inverso, permettendo di accumulare calore. “Questo metodo consente all’energia solare per essere immagazzinata sotto forma di energia chimica dall’estate fino all’inverno”, spiega Fumey. “E non è tutto: il calore immagazzinato può anche essere trasportato altrove sotto forma di soluzione di idrossido di sodio concentrato, il che lo rende flessibile da usare.”

Anche se ancora in fase di prototipo, EMPA è attualmente alla ricerca di partner commerciali per contribuire a creare una versione compatta del sistema per uso domestico.

8 Commenti

  1. ritamir
    Posted gennaio 16, 2017 at 7:10 pm

    Ma non è pericoloso? Si tratta pur sempre di soda caustica. Se è sicuro, è una gran bella trovata; ottima, direi.

    • stefania
      Posted gennaio 16, 2017 at 10:58 pm

      La sicurezza è il primo aspetto di cui si sono occupati, almeno a detta degli scienziati. Ma tra il prototipo di laboratorio e l’impianto domestico dovranno passare parecchi test.

      La Redazione

  2. Lorenzo
    Posted gennaio 17, 2017 at 9:29 am

    Per ovviare ai problemi di sicurezza, dovrebbe essere implementata con delle reti di teleriscaldamento.

  3. alessandro
    Posted gennaio 17, 2017 at 1:28 pm

    Il calore in gioco è alto quando si ha a che fare con idrossido di sodio solido, ossia alla massima concentrazione. Se si trova in soluzione al 50% il calore sprigionato in fase di diluizione è molto, ma molto inferiore. Provare per credere. Già in un articolo sulle Fuell Cells ne avevano tirate di belle grosse.

  4. Oscar Ridolfi
    Posted gennaio 25, 2017 at 2:53 pm

    Una bella soluzione se, anziché replicarla in piccolo (per casa) la di replicasse in grande.
    Pensate a fabbriche, magazzini, centri commerciali, ecc….. e al consumo che hanno in riscaldamento:
    questo sì che è un grande business per clienti e produttori di questi impianti!!

  5. Alex Zivelonghi
    Posted gennaio 26, 2017 at 4:32 pm

    Notizia molto interessante.
    L’idea risale almeno al 2008. Ecco il paper dei ricercatori dell’ EMPA:

    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0042207X07003776?np=y

  6. luigi bracalenti
    Posted gennaio 26, 2017 at 8:21 pm

    fate proposte di collaborazione

  7. Alessandro Volpe
    Posted gennaio 27, 2017 at 8:00 am

    Vorrei comprendere meglio tutto il processo

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