• Articolo Ouarzazate, 3 febbraio 2016
  • Entro il 2020 l’obiettivo è installare 580 MW

    Solare termodinamico: il Marocco inaugura l’impianto da record

  • Mohamed IV, re del Marocco, taglierà il nastro di Noor 1, l’impianto solare termodinamico più grande del mondo. È l’inizio di una rivoluzione rinnovabile

Solare termodinamico il Marocco inaugura l’impianto da record 3

 

(Rinnovabili.it) – Il re del Marocco, Mohamed IV, inaugura oggi il più grande impianto solare termodinamico del mondo. Lo ha anticipato l’agenzia turca Anadolu, ripresa dai media locali. La mega centrale Noor 1 è stata costruita nel deserto del Sahara, vicino alla città di Ouarzazate. Secondo i dati del Ministero dell’Energia marocchino, il costo del progetto sarebbe di 652 milioni di dollari, e la capacità dell’impianto 160 megawatt.

Si tratta della prima fase di un piano più ampio, che prevede l’installazione di 580 MW entro il 2020 tramite i progetti di solare termodinamico Noor 2 (200 MW) e Noor 3 (150 MW), e di fotovoltaico Noor 4. In parallelo agli impianti di Ouarzazate si muove il progetto Noor Midelt, lanciato il 1 gennaio dalla MASEN, l’Agenzia marocchina per l’energia solare, che prevede altri 400 MW installati combinando termodinamico e fotovoltaico. Secondo l’ambizioso obiettivo di Green Plan del governo, lanciato nel 2009, l’intera rete di impianti solari Noor, avrà una capacità minima di 2.000 MW entro il 2020.

Il tutto nella speranza di raggiungere l’obiettivo di coprire, da qui al 2030, il 52% del fabbisogno di energia elettrica nazionale attraverso le energie rinnovabili. In tal modo il Marocco potrebbe ridurre la sua bolletta elettrica, che oggi assorbe 9,9 miliardi di dollari l’anno.

È anche una strategia per ridurre la dipendenza energetica dall’estero, dato che la nazione dipende quasi totalmente dalle importazioni di combustibili fossili: il 96% dell’energia del regno proviene infatti dall’estero, e costa più di 8 miliardi di dollari l’anno.

 

Solare termodinamico il Marocco inaugura l’impianto da record 2

 

Dentro l’impianto solare termodinamico più grande del mondo

La costruzione di Noor I, guidata dal consorzio spagnolo TSK-Acciona-Sener, prevede un coinvolgimento delle aziende locali pari al 32%. Tuttavia, le imprese marocchine hanno svolto principalmente un ruolo di supporto, garantendo servizi legati alla costruzione, l’ingegneria, l’installazione e la logistica.

L’impianto solare termodinamico è composto da 500 mila concentratori parabolici disposti su 800 file (che coprono 2.500 ettari). La loro disposizione è stata studiata per minimizzare i danni derivanti dalle tempeste di sabbia e dai venti del deserto. La centrale è di seconda generazione grazie all’impiego della tecnologia dei sali fusi per migliorare la capacità di stoccaggio e quindi la resa energetica dell’impianto. Per quanto riguarda Noor 1, lo stoccaggio previsto è di circa 3 ore.

 

Le restanti parti dell’impianto – Noor 2 e 3, che nelle intenzioni del governo dovrebbero vedere la luce entro il 2017, e Noor 4 – avranno invece una capacità di stoccaggio superiore, compresa fra le 5 e le 8 ore. In questo modo, la centrale di Ouarzazate dovrebbe essere in grado di garantire durante le ore notturne l’immissione nella rete nazionale dell’energia accumulata, quindi sostanzialmente potrebbe produrne senza alcuna interruzione.

Tre diverse tecnologie di ultima generazione sono state combinate nel complesso: un sistema a concentrazione solare, un impianto solare termodinamico a specchi parabolici e una serie di collettori parabolici a cilindro. A pieno regime, l’impianto dovrebbe produrre energia per 20 ore al giorno e garantire elettricità a 1 milione di abitazioni.

Per il momento il complesso è destinato a soddisfare il solo consumo interno. Tuttavia, l’Agenzia solare del Marocco ha fatto sapere che sono in corso trattative con alcuni Paesi della regione, in particolare con la Tunisia, per concludere accordi di esportazione.

10 Commenti

  1. Associazione Interco
    Posted febbraio 3, 2016 at 10:19 pm

    Alcuni vedono la soluzione del “solare termodinamico” come delle possibilità esportabili in Italia.
    Poche cose ci sarebbero da dire senza grandi ragionamenti e, soprattutto, per non annoiare che legge:
    1. Vi siete resi conto che l’impianto è stato realizzato nel deserto del Sahara?
    2. Vi siete resi conto che in Italia non vi sono i deserti africani?
    3. Vi siete resi conto che l’indice di irraggiamento solare per un sito del deserto del Sahara non ha nulla di paragonabile con le aree dell’Italia?
    4. Vi siete resi conto che in Italia, per far funzionare un similare impianto, occorre distruggere (come per la Basilicata e la Sardegna) centinai di ettari di terreni dediti all’agricoltura?
    5. Vi siete resi conto che in Italia, per far funzionare similari impianti, occorre affiancarli a centrali termoelettriche tradizionali che prevedono la realizzazione di enormi caldaie per la combustione, ogni anno, di milioni di metri cubi di gas metano quale fonte energetica fossile e per nulla pulita?
    6. Vi siete resi conto dello spropositato consumo d’acqua (miliardi di metri cubi ogni anno) per il sistema di raffreddamento, produzione di vapore e pulizia delle superfici specchiate? Proprio quell’acqua che dovrebbe essere preservata in quanto fonte limitata ed esauribile?

    Possibile che si debba leggere unicamente la parola “sole” e non anche le parole DESERTO, SUOLO AGRICOLO, ACQUA, GAS METANO?
    Perché non si pensa a collocare migliaia di impianti fotovoltaici su tutti i nostri tetti, oggi che possono essere affiancati anche da accumulatori che permettono di superare i limiti della produzione ad intermittenza dell’energia elettrica?
    Perché non si pensa ai nostri tetti invece di rendersi partecipi di altro consumo di suolo quale risorsa limitata e non rinnovabile?

    Ottima soluzione quella del Termodinamico (CSP) purché realizzato in aree desertiche, in aree industriali, in aree dismesse. La stessa ENEA nel “Quaderno del solare termodinamico” del Luglio 2011, nel paragrafo titolato “Il solare termodinamico in Italia – Prospettive di sviluppo” valuta che “Le prospettive di applicazione in Italia […] appaiono modeste, […]. Rimangono disponibili le aree industriali dismesse o le discariche esaurite, dove questi impianti potrebbero rappresentare un utile modo per riqualificare l’ambiente”.

    Non è un caso che l’impianto inaugurato in Marocco è stato collocato in un’area desertica.
    A quanti pensano di propinare una tale soluzione anche in Italia, quale Paese privo di deserti africani, si invita a leggere la seguente considerazione: è evidente che la follia del fossile spesso trova altrettanta follia in impianti “rinnovabili” qualora gli stessi vengono concepiti in modo megalomane senza fare i conti con le fragilità di un territorio. Non è il caso del Marocco, ma è il caso dell’Italia dove ci sono proposte di impianti su aree agricole, dalla Basilicata alla Sardegna, con l’occupazione di centinaia di ettari di superficie.

    Diciamo “SI” alle rinnovabili, ma senza dimenticarci del territorio e dell’ambiente.
    Sarebbe un controsenso parlare di Green Economy, ma sacrificando ambiente e territorio.

    Le soluzioni ci sono affinché la Green Economy venga seriamente attuata, ma purtroppo occorre scollegarla alle lobbies energetiche che pensano solamente al proprio profitto e vedono ambiente e territorio unicamente ostacoli per le loro insaziabili tasche. In Italia non esiste una sola centrale solare termodinamica (CSP) di grandi dimensioni che sia stata concepita in aree dismesse, in aree industriali, in discariche esaurite come consigliato dalla stessa ENEA nel Quaderno del Solare termodinamico.

    Quando leggiamo di impianti termodinamici nei deserti africani, ricordiamoci anche questo piccolo aspetto!

    Se una grande Associazione a favore delle rinnovabili, come AssoRinnovabili, afferma il suo “no agli incentivi ai grandi impianti solari termodinamici”, non si capisce il perché altri sostenitori italiani delle rinnovabili debbano nascondersi dietro il paravento del solare africano facendo un favore agli speculatori ed un torto a chi vuole investire seriamente ed onestamente nel settore della Green Economy.

    • bob
      Posted febbraio 5, 2016 at 11:35 pm

      ambientalismo = mancanza di qualsiasi lume della ragione

      • massimo
        Posted febbraio 9, 2016 at 5:42 pm

        Esatto! basta con i sostenitori ipocriti che non aspettano altro che inserirsi in una nuova speculazione perchè non siamo stupidi i nostri tetti prima di tutto e qualche turbina eolica dove non dàfastidio e anche di piccole dimensioni questo è il da farsi non trasformare terreni agricoli preziosi in una opportunità per speculatori senza scrupoli. Cominciamo a mettere l’obbligo nelle costruzioni anche da ristrutturare di impianti solari con accumulo e/o sistemi misti mini eolico e solare aggiungiamoci il solare termico x l’aqua sanitaria e il gioco è fatto! basta che si voglia e non si faccia finta di volerlo:

      • massimo
        Posted febbraio 9, 2016 at 5:53 pm

        Pur non essendo ambientalista ti esorto a sostenere qualsiasi forma di creazione di energia fosse solo x respirare aria migliore depurare l’aqua, dissalare l’aqua di mare , lavorare la terra. in altri paesi ci sono già trattori che funzionano a batterie auto elettriche e sono in vendita auto a idrogeno (giappone) quindi smettiamo di farci prendere in giro e anche a livello personale facciamo del nostro meglio per avere un quadro di vita migliore ce lo meritiamo tutti!

    • Renato
      Posted febbraio 6, 2016 at 5:22 am

      Sono d’accordo ma perche’ non pensare a finanziare la costruzione di un simile impianto in un paese del Sahara ed importare elettricita’ invece di crudo o gas?

      • Marco
        Posted febbraio 9, 2016 at 9:23 am

        Ma hai idea di quello che scrivi??

      • massimo
        Posted febbraio 9, 2016 at 5:45 pm

        Perchè semplicemente non serve, e crea una nuova dipendenza, ce la possiamo fare egregiamente da soli e abbiamo le migliori tecnologie.

  2. Eric
    Posted febbraio 7, 2016 at 10:25 am

    Un ragionamento pacato su ogni tecnologia è quanto meno necessario.

    Nessuno mi sembra lo propone come soluzione del problema. E’ solo una tecnologia che a cerre scale ed in certi contesti può contribuire a soddisfare parte della domanda di energia.

    Una sola cosa vorrei chiarire, Questi impianti se opportunamente realizzati e gestiti non hanno bisogno di grandi quantità di acqua come si dice nel commento.

  3. Francesco
    Posted febbraio 9, 2016 at 6:41 pm

    La mia è una domanda da profano della materia! Ho sentito parlare di un fotovoltaico sottile come pellicola fotografica e con accumulo molto buono è vero? Se fosse vero oltre i tetti degli edifici si potrebbe anche usare pareti edifici! Poi ho visto su questo sito che ora esiste un fotovoltaico che si può anche mettere come asfalto se questo fosse vero non sarebbe per niente male!

  4. eugenio
    Posted febbraio 13, 2016 at 5:00 pm

    scusi ma perchè il suo scritto non si limita a commentare la centrale (o gli impianti solari) inveci di affannarsi a dirci motivi (poco sensati, per altro) per i quali il solare in italia no può “attaccare” ? grazie per restare nell ‘ ambito e dedicarsi al calcio o sanremo se vuole solo assensi

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