• Articolo Bruxelles, 19 novembre 2015
  • Dal rapporto sullo stato dell'Energy Union, un focus sul nostro Paese

    Unione energetica: l’Italia vista da Bruxelles

  • Energia costosa, trasporti inefficienti e scarsa interconnessione. Così la Commissione europea valuta il percorso italiano verso l’Unione energetica

Il Commissario europeo per l'Unione energetica, Maros Sefcovic

Il Commissario europeo per l’Unione energetica, Maros Sefcovic

 

(Rinnovabili.it) – Il rapporto sullo stato dell’Unione energetica presentato ieri dalla Commissione europea, è accompagnato da 28 schede che valutano lo scenario per ogni Stato membro. Quello che esamina le performance dell’Italia (disponibile a questo link), fotografa un Paese dove l’energia costa più della media, l’interconnessione è ancora in alto mare così come il taglio delle emissioni. Tuttavia, vi sono anche elementi positivi.

 

Gli alti costi dell’energia

Il settore energetico in Italia copre una quota di valore aggiunto per numero di occupati totali nell’economia inferiore alla media europea. Se il primo parametro è infatti cresciuto dal 2005 al 2012, l’occupazione ha invece registrato un calo. Nel 2013, spiega Bruxelles, la quota degli occupati diretti e indiretti del settore delle energie rinnovabili, è stata di circa lo 0,43% del totale nazionale, al di sotto della media europea dello 0,53%. Il mix energetico dell’Italia, continua il documento, differisce da quello europeo per la maggiore quota di gas e l’assenza del nucleare. Rispetto ai dati del 1995, petrolio e prodotti petroliferi sono scesi dal 58% al 37% del consumo interno lordo di energia, mentre la quota di combustibili solidi e di energie rinnovabili è cresciuta, rispettivamente, di 2 e 8 punti percentuali. Anche il gas è in netta ascesa, dal 28 al 36% del mix energetico contro il 23% dell’Unione europea.

La scheda redatta dall’esecutivo comunitario non lesina bacchettate: secondo la Commissione, dobbiamo implementare l’interconnessione per ridurre le differenze di prezzo. Inoltre, siamo considerati un Paese fondamentale per il Southern Gas Corridor, in cui si inserisce il progetto TAP, definito di importanza «critica» per la strategia europea di sicurezza energetica.

In Italia, nota la scheda, si paga l’energia elettrica al dettaglio mediamente più che in Europa, e il gas è tra i più cari del continente. Questo, secondo Bruxelles, può essere dovuto a una sorta di oligopolio nei mercati. Anche se vi sono diversi fornitori attivi (circa 140), nel mercato tutelato (accessibile unicamente alle famiglie) vige il dominio di Enel, che detiene l’85.4% delle quote. Il testo di legge sulla concorrenza, approvato dalla Camera ad ottobre e ora al vaglio del Senato, dovrebbe eliminare dal prossimo anno il mercato tutelato.

 

Unione energetica l'Italia vista da Bruxelles

 

Verso il 2020 e oltre

L’obiettivo 2020 di efficienza energetica è 158 Mtep se si considera il consumo di energia primaria, 124 Mtep nel caso del consumo finale. Il target è stato fissato ad un livello che permetterà una crescita del consumo energetico nei prossimi anni. Anche se il consumo primario di energia (153,7 Mtep nel 2013) è al di sotto degli obiettivi 2020, serviranno notevoli sforzi per mantenerlo a questi livelli al fine di disaccoppiare la attesa crescita del Pil da quella dei consumi energetici.

L’intensità energetica è sotto la media europea e continua a scendere, sia per quanto riguarda l’uso domestico che i trasporti. Se però si analizza solo il settore del trasporto merci, si registra un aumento dell’8% tra il 2005 e il 2010. In pratica, una quantità minore di merci viene trasportata per unità di energia, oppure la stessa spesa energetica permette ora di coprire distanze minori.

In merito al taglio delle emissioni, l’Italia è considerata sulla buona strada per raggiungere i traguardi fissati per il 2020, anche se l’ultimo rapporto Eurostat è di parere contrario. L’obiettivo del 17% di energie rinnovabili al 2013, è invece molto vicino al 17% da centrare entro il 2020. Tuttavia, nota la Commissione europea, l’incertezza normativa può rallentare la crescita di questo settore.

Sul post-2020 regna invece il caos. Il Paese non ha obiettivi definiti per il periodo 2030-2050 in fatto di emissioni, rinnovabili ed efficienza energetica. Nella strategia energetica nazionale vi sono soltanto generiche previsioni. L’Unione europea ha in mente, nella sua EU Cohesion Policy, di investire 444 milioni nelle smart grids italiane tra il 2014 e il 2020, 1,4 miliardi per rafforzare l’efficienza degli immobili e 3,7 miliardi per decarbonizzare i trasporti. 200 milioni verranno investiti nelle rinnovabili, per aumentare di 405 MW la capacità. Infine, 33 milioni arriveranno dall’Unione per la ricerca e sviluppo di tecnologie low carbon.

Un Commento

  1. Pier Luigi Caffese
    Posted novembre 23, 2015 at 3:41 pm

    Il tallone d’achille dell’Italia è il gas allo 85% del mix e Governo-Eni-Assominiere inventano di tutto per sviluppare il gas importato o trivellato che costa troppo,5 volte l’acqua.Cioe’ con il phs hydro produco a 20 euro il MWh,il gas costa da noi 100 euro MWh.Poi su Agi leggi Bollino e ti cadono le braccia perchè il nucleare è caro come il gas ed oggi siamo su 110-120 euro MWh.Ci sarebbe il nucleare di IV che Bollino non conosce dato che lo progetto’ un manipolo di seri genovesi e siamo su 50 euro MWh.Il reattore è lo LFR,il migliore al mondo ma senza soldi come senza soldi è il mio piano phs hydro o acqua.Il Governo ama i grandi appalti come l’Eni che poi piange la Carbon tax per chiudere i bilanci,cioe’ Eni deve ringraziare Assonime ed Amato che odiano le rinnovabili e vanno a COP 21 a chiudere piu’ gas.illusi!

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