• Articolo Brighton, 19 aprile 2016
  • Lo studio del Sussex Energy Group

    Bastano 10 anni per uscire dai combustibili fossili

  • La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili può essere breve, a patto che non si lasci tutto in mano al libero mercato

Bastano 10 anni per uscire dai combustibili fossili

 

(Rinnovabili.it) – Non è così difficile: possiamo liberarci dai combustibili fossili in appena 10 anni. La nostra dipendenza da queste fonti di energia non necessità di ere geologiche per essere riorientata verso nuovi e più sostenibili orizzonti.

Ne è convinto il professor Benjamin Sovacool, direttore del think tank Sussex Energy Group dell’università inglese del Sussex, secondo cui i tempi per la transizione energetica possono essere molto più brevi di quanto vorrebbero far credere i governi e le aziende. Il nodo è sempre lo stesso: basta volerlo. Ma non si tratta di affermazioni campate in aria, se è vero che a suffragarle c’è il suo articolo pubblicato sulla rivista Energy Research & Social Science. Il lavoro prende in esame i tempi finora impiegati dalle altre importanti fasi di transizione energetica: il passaggio dal legno al carbone ha richiesto, in Europa, tra i 90 e i 160 anni. Perché l’elettricità divenisse di uso comune sono stati sufficienti tra i 47 e i 69 anni. La minaccia del cambiamento climatico, unita al progressivo e imminente esaurimento delle risorse, potrebbe accorciare drasticamente i tempi di uscita dai combustibili fossili. Il che corrisponderebbe ad un passaggio molto più rapido all’energia pulita e rinnovabile.

 

Bastano 10 anni per uscire dai combustibili fossili 2A suffragio di questa tesi, lo studioso porta alcuni esempi: sebbene di piccola scala, vi sarebbero tutte le condizioni per espanderli in contesti più ampi. Tra il. 2003 e il 2014, ad esempio, la provincia canadese dell’Ontario è riuscita a eliminare il carbone dal mix energetico. L’Indonesia ha cambiato il sistema di riscaldamento in 3 anni, passando dalle stufe a kerosene a quelle a Gpl. In Francia, il nucleare è passato dal 4 al 40% del mix tra il 1970 e il 1982.

In ciascuno di questi casi, la transizione repentina è stata innescata da interventi governativi abbinati a cambi di comportamento della popolazione. La leva è quella degli incentivi e della pressione dei portatori di interesse.

 

«La tradizionale idea che le transizioni energetiche si protraggano per lungo tempo, spesso decenni o secoli, non è sempre supportata da prove», ha detto il professore del Sussex.

Un passaggio chiave della tesi di Sovacool ha un che di rivoluzionario: non possiamo far evolvere il mercato da sé, come in passato. Altrimenti serviranno tempi biblici. I governi devono entrare a pie’ pari nell’economia, senza paura di erodere le rendite di posizione dei gruppi di interesse (particolarmente forti nel caso dei combustibili fossili), mettendo il turbo ai settori che garantiscono un futuro alla collettività e tirando il freno a mano su quelli che la stanno gettando verso il baratro a rotta di collo.

Il libero mercato, in sostanza, non è un dogma. Le scelte energetiche sono in mano al pubblico. Per capirci, è un po’ l’idea che stava alla base del referendum sulle trivelle del 17 aprile.

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