• Articolo Roma, 3 novembre 2016
  • Wwf: ecco come l’Italia può dire addio al carbone

  • Strumenti fiscali per correggere l’ETS, tappe precise per il phase out delle centrali, più trasparenza in finanza e investimenti. I punti per la decarbonizzazione dell’Italia nell’ultimo rapporto Wwf

Wwf: ecco come l’Italia può dire addio al carbone

 

(Rinnovabili.it) – Servono strumenti fiscali per tradurre in realtà il principio ‘chi inquina paga’, tappe precise per la chiusura delle centrali a carbone e regole che assicurino più trasparenza per finanza e investimenti. Lo afferma il Wwf nel report “Politiche di uscita dal carbone in Italia”, pubblicato oggi alla vigilia della COP22 di Marrakesh. Il documento analizza la situazione in Europa e nel nostro paese, ribadendo i paletti necessari per una valida transizione energetica.

Nel mirino finisce l’attuale sistema del mercato dei crediti di carbonio (ETS).  “L’utilizzo del carbone in Italia e in Europa – si legge nel report – è ancora principalmente determinato dall’andamento dei prezzi dei combustibili fossili e non dalle politiche ambientali europee: il meccanismo dell’Emission Trading non garantisce continuità nella riforma dei sistemi energetici”.

Da qui la proposta di introdurre un meccanismo fiscale con un costo minimo delle emissioni di CO2 di 20 euro a t (da portare a 30 euro nel 2022). Due i vantaggi per l’Italia: le emissioni del settore termoelettrico scenderebbero dell’8%, mentre le entrate per lo Stato ammonterebbero a 800 mln di euro l’anno. Un tesoretto che darebbe un po’ di respiro e permetterebbe di impostare la conversione dei sistemi energetici. La decarbonizzazione potrebbe prendere a modello il meccanismo di carbon floor price introdotto nel 2013 in Uk, secondo il quale gli operatori elettrici pagano la differenza tra un valore minimo fissato per legge e il valore corrente dell’ETS.

 

In parallelo, continua il Wwf, è necessario programmare il phase out del carbone, il combustibile a maggiore emissione di CO2 nella generazione di energia elettrica. Pianificare una via d’uscita da questa fonte fossile favorirebbe un’equa transizione nel mercato energetico italiano. Se l’abbandono del carbone fosse programmato al 2025, calcola il Wwf nel rapporto, avremmo un ulteriore taglio delle emissioni del 9% al 2030, e ci sarebbe il giusto margine per ricollocare anche i circa 2.500 lavoratori oggi impegnati nelle centrali della penisola.

Infine, per aderire allo spirito dell’Accordo di Parigi è necessario introdurre strumenti, legislativi e volontari, per la trasparenza ed il monitoraggio degli investimenti delle diverse istituzioni, pubbliche e private, nei settori maggiormente responsabili degli effetti sul clima. Seguendo il modello norvegese, conclude il rapporto, “è indispensabile iniziare a preparare una proposta legislativa legata alla trasparenza e comunicazione dei dati relativi agli investimenti degli istituti finanziari pubblici e privati in tema di cambiamenti climatici”.

2 Commenti

  1. Rinaldo Sorgenti
    Posted novembre 4, 2016 at 6:06 pm

    Speciale energia: studio Usa, i timori legati al clima non frenano la fame di carbone dell’Asia

    New York, 03 nov 14:00 – (Agenzia Nova) – La domanda di carbone asiatica continuerà a crescere a ritmi sostenuti negli anni a venire, nonostante paesi come Cina, India e Giappone abbiano concordato una progressiva limitazione dei combustibili fossili per limitarne gli effetti sul clima. E’ la conclusione coi è giunta l’ultima analisi di “Bloomberg New Energy Finance” (Bnef), presentata ieri a una conferenza a Shanghai. I dati inclusi nell’analisi evidenziano le dinamiche dei consumi di carbone cinesi nei prossimi anni, e i loro effetti sugli sforzi globali peri l contrasto al riscaldamento globale. “Gli investimenti in energie pulite caleranno tra il 15 e il 20 per cento quest’anno”, ha spiegato nel corso della conferenza il fondatore di Bnef, Michael Liebreich, secondo cui un nuovo record positivo di investimenti nel comparto delle rinnovabili non si registrerà prima dei prossimi cinque anni. Quanto alla Cina, nel 2020 la prima economia asiatica starà ancora costruendo una centrale termoelettrica a carbone alla settimana. All’aumento dei consumi di carbone nella regione contribuisce anche il Giappone, a corto di fonti energetiche in grado di rimpiazzare efficacemente l’output delle centrali nucleari. Appare chiaro già oggi, stando ai dati diffusi dal Bnef, che nella Regione asiatica le rinnovabili stanno crescendo troppo poco e l’utilizzo di carbone troppo velocemente, per rendere realistici gli obiettivi climatici concordati in sede Onu. (Res) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata

  2. mario lombardo
    Posted novembre 10, 2016 at 1:30 pm

    Tutti questi progetti sull’energia delle onde marine sono interessanti per l’umanità in genere.
    Io ho pensato in tempi non sospetti (1980) un sistema per intercettare questa energia delle onde sulla costa e trasformarla in energia meccanica , in particolare in energia di pressione e dopo in energia elettrica.
    Il costo di questi impianti è relativamente basso, in quanto vengono installati lungo la terra ferma della costa cioè nel bagno-asciuga.
    Se a qualcuno interessa questo metodo, che io ho brevettato nel 1996 circa, si può mettere in contatto con me.
    la mia e-mail è: lombardo.m@alice.it a risentirci a presto.

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