• Articolo Roma, 19 giugno 2017
  • Intervista ad Armando Zambrano, presidente del CNI

    Zambrano: la sostenibilità come opportunità professionale

  • Come i nuovi paradigmi di sostenibilità ambientale ed energetica stanno ridisegnando la professionalità e le specializzazioni dell’ingegnere, creando nuove prospettive

zambrano

 

(Rinnovabili.it) – In un periodo di  transizione energetica, che sta per mutare drasticamente gli stili di vita dei cittadini, gli ingegneri svolgono un ruolo importante perché depositari di buona parte delle conoscenze tecniche su cui è poggiata la trasformazione stessa. Quale contributo, sul fronte della sostenibilità, potrà offrire in futuro la professione dell’ingegnere e con quali prospettive?

Secondo Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI), è importante «distinguere tra ruolo attuale e auspicato della nostra professione. E’ evidente che l’attuale ruolo dell’ingegnere è quello di trascinatore della società e di profondo osservatore delle sue esigenze, nella consapevolezza che il contesto in cui si opera è in rapidissimo e costante cambiamento, un contesto in cui gli aspetti della sostenibilità ambientale sono e saranno determinanti al fine delle scelte in chiave tecnica e scientifica. Proprio per sostenere questa importante tendenza all’innovazione scientifica, risulta basilare l’aggiornamento professionale e la capacità di intercettare le nuove esigenze della collettività, dell’industria, delle città. L’elemento che lega questa trasformazione è chiaramente la tendenza al risparmio energetico ed il conseguente abbattimento delle emissioni. Credo insomma che quella dell’ingegnere sia una professione trainante, sul fronte della sostenibilità ambientale, e che detiene molteplici conoscenze specifiche. Dove la nostra professione dovrebbe essere più presente, e  anche lì trainante, è nei contesti sociali per condizionare le scelte che spesso la politica fa senza consultarci adeguatamente. Però devo rilevare che in questi ultimi cinque anni qualche cosa è cambiato e siamo presenti in tanti tavoli ministeriali e di importanti associazioni che intervengono sul nostro campo professionale». 

 

MS: Soffermiamoci sulla formazione degli ingegneri. In quali termini, a suo giudizio, l’attuale offerta formativa per gli ingegneri risponde alla grande scommessa tecnologica sul fronte della sostenibilità ambientale?

AZ: Anche qui siamo a metà del guado. Mi spiego meglio: l’offerta formativa è sicuramente piuttosto varia, soprattutto nel campo della sostenibilità energetica. Quindi, sotto questo aspetto, non abbiamo grossi problemi o ritardi in considerazione sia del gran numero di provider che abbiamo autorizzato come Consiglio Nazionale, sia al valente lavoro dei Consigli Provinciali che credo nell’anno scorso abbiano organizzato più di 10.000 corsi di cui, oltre la metà, gratuiti. E buona parte di questi corsi hanno come argomenti la sostenibilità energetica  ed ambientale.  Quindi l’offerta formativa su questi temi è sicuramente esaustiva. Ciò che manca ancora è, a mio giudizio, il collegamento tra la formazione obbligatoria e le specifiche competenze nel mondo professionale. In altre parole la capacità del sistema di creare un mercato per le effettive e numerose specializzazioni presenti in questi settori. E questo è causato anche dal fatto che ancora, all’interno del nostro Albo, queste specializzazioni non sono riportate. Ecco, questo è un aspetto che sicuramente va rivisto.

 

MS: in questo senso il CNI come si sta muovendo?

AZ: Nel disegno di legge concorrente che sta per arrivare al Senato, che abbiamo contrastato per alcuni aspetti legati alle società di ingegneria, nel quale vediamo anche molte criticità, c’è un passaggio che riguarda l’obbligo di inserire negli albi le specializzazioni. E questo è un primo passo che unito alla possibilità presente nel Jobs Act, che è già legge,  di recuperare ai fini fiscali le spese per la certificazione delle competenze credo che sia un segnale importante di attenzione su questo tema.

 

MS: Parliamo dell’attuale situazione occupazionale dell’ingegnere italiano. Dal vostro punto di vista, scegliere oggi la facoltà di ingegneria e la relativa professione è ancora pagante o iniziano problemi anche per la vostra attività? 

AZ: Problemi esistono, è inutile negarlo, ma ritengo che la professione dell’ingegnere sia ancora pagante rispetto ad altre professioni.  La facoltà di ingegneria è ancora quella che garantisce un livello di occupazione buono. Parliamo piuttosto di sottoccupazione, di stipendi bassi, di compensi che ormai sono ridotti al lumicino anche a causa dei ribassi eccessivi operati nell’ambito degli interventi per la pubblica amministrazione, o nei confronti dei privati la mancanza di tariffe definite spesso ci porta a non essere abbastanza forti per imporre compensi adeguati. Allora si può tornare a tariffe di riferimento o addirittura obbligatorie, ma è evidente che la scelta dei giovani di affrontare il percorso di ingegneria deve essere funzionale essenzialmente al mercato futuro, dove per tanti aspetti l’ingegnere civile sta diventando più marginale rispetto, ad esempio, alle specializzazioni emergenti come appunto quelle legate alla sostenibilità ambientale ed energetica.  Anche le lauree in ingegneria informatica sono ancora gettonate sul mercato del lavoro. Certo un elemento che potrebbe cambiare radicalmente il nostro mercato del lavoro potrebbe essere l’attuazione del  piano di prevenzione del rischio sismico… 

 

MS: A proposito del rischio sismico, in Italia conviviamo costantemente con questo grave pericolo. A suo giudizio, quale potrebbe essere una soluzione facilmente percorribile per limitare i danni?

AZ: Abbiamo proposto un piano equilibrato che prevede dapprima un’analisi  del territorio e dei fabbricati più a rischio intersecando vulnerabilità con pericolosità allo scopo di individuare le priorità su cui intervenire con urgenza. Ciò consentirebbe di aumentare il livello di sicurezza di gran parte del patrimonio edilizio, quello più esposto ai rischi. Successivamente si dovrebbe varare un intervento strutturale, dal costo pari a quanto lo stato mediamente già spende per gli stanziamenti post disgrazie, cioè circa 3,5 miliardi. Riteniamo che realizzando questo piano, in modo razionale ed equilibrato, nell’arco di 20/30 anni il nostro matrimonio edilizio potrebbe superare il livello di rischio a cui è esposto attualmente, garantendo l’incolumità dei cittadini e impegnando quanto già spendiamo in attività emergenziali

5 Commenti

  1. vincenza
    Posted giugno 27, 2017 at 10:32 am

    Aver organizzato numerosi corsi sulla sostenibilità, che peraltro dovrebbe includere la certificazione energetica,non vuol dire che si sia conferita una formazione adeguata ai professionisti. Purtroppo i corsi risultano a scarso contenuto tecnico-pratico anche laddove siano previsti esercitazioni (molto spesso approssimate se non disattese). Inoltre i costi risultano “insostenibile” laddove si prevedono moduli aggiunti ( come ad es. Applicazione units, ponti termici, muffa e codensa etc) per un stesso ambito quale appunto quello della certificazione energetica con esame di abolitazione! Per il discorso impiantistico non è diverso! I corsi di 8 ore ( un giorno) vanno da 100 a 250 euro +iva e possono essere frequentanti solo da chi è già nel settore come progettista, poiché il professionista che vorrebbe ampliare o completare la propria formazione non ha le competenze richeste per la frequenza di tali corsi!

  2. gaetano giordano
    Posted giugno 27, 2017 at 2:32 pm

    Oggi come 40 anni fa non è cambiato nulla: muratori specializzati erano gli iscritti di allora e muratori specializzati sono gli iscritti di oggi. Esisteva ed esiste solo l’ingegnere civile per l’ordine o meglio solo chi progetta il civile. Ricordo nell’unica riunione alla quale ho partecipato 40 anni fa che c’era un ingegnere, non ricordo il nome, civile poi ho scoperto, che quando parlando gli dissi che per me era un illustre sconosciuto, sia lui che l’assemblea rise; capii che che c’erano solo muratori specializzati nell’ordine e per l’ordine. Solo un paio di volte mi sono servito dell’ordine, ma solo perchè il committente lo ha chiesto; poi ho progettato solo per me nel mio campo: elettronica.

  3. Giovanni Dii Domenic
    Posted giugno 28, 2017 at 7:32 am

    …. Eccellente articolo!
    ,,,fondamentale infatti per la sostenibilità abientale è il passaggio dalle fonti energetiche fossili alla fonti rinnovabili che richiedono:
    ….studi, ricerche e realizzazioni sul BIOMETANO,
    studi ricerche e realizzazioni sulle CORRENTI, ONDE, MARINE E GRADIENTE TERMICO (OTEC),
    studi ricerche e realizzazioni sul SOLARE A CONCENTRAZIONE

    ….quanti ingegneri sono necessari , e quante specializzazioni? Inoltre alle realizzazioni degli impianti quanto sarà il Risparmio Energetico Nazionale che influenza tanto la Bilancia dello Stato?

  4. Angela Cuonzo
    Posted giugno 28, 2017 at 5:59 pm

    Ottimo articolo, peccato però che non sia sempre così.
    Vengo da quasi dieci anni di esperienza nel settore delle grandi rinnovabili (progettazione e iter autorizzativi) con un’importante società. Poi la regione ha tagliato i finanziamenti e il titolare non ci ha messo molto a mettermi alla porta, insieme ad altri colleghi. Ed è stata dura reinserirsi nel mondo del lavoro da libero professionista!!

  5. ing.Vincenzo Loforte
    Posted luglio 15, 2017 at 8:12 am

    Il lento percorso della evoluzione tecnica, si accompagna ad una professionalità più adeguata.-
    Quanto sopra, è perfettamente in linea con le esigenze della categoria (ingegneri) che cerca sempre nuove prospettive di lavoro.-
    Buona giornata.-
    Cordialità.
    Caltanissetta,li 15.07.2017.- ing. Vincenzo Loforte.-

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