• Articolo New York, 17 gennaio 2019
  • Carbon market, raggiunto un valore mondiale record di 144 mld

  • Rialzo vertiginoso del prezzo del carbonio nell’ETS europeo. In movimento anche i mercati nordamericani mentre Cina e Corea del Sud faticano a decollare

carbon market

 

 

Nel 2018 il valore dei carbon market è cresciuto del 250% grazie alla spinta europea

(Rinnovabili.it) – Il 2018 è stata un’ottima annata per i carbon market. Complessivamente il valore dei sistemi di scambio della CO2 ha raggiunto la cifra record di 144 miliardi di euro – un dato in crescita del 250% sul valore 2017 – grazie al commercio di 9 miliardi di permessi di carbonio.

Il merito di questo sostanzioso rialzo va quasi esclusivamente all’Unione Europea dove la riforma dell’ETS comunitario, attuata lo scorso anno da Bruxelles, ha dato i risultati sperati: dopo anni di prezzi del carbonio stracciati (sotto gli 8 euro a tonnellata) e surplus di quote in offerta, le nuove norme hanno corretto il mercato. Oggi l’ETS europeo, sistema che coinvolge 28 Stati membri e più di 14mila impianti registrati, può contare su un prezzo delle quote di circa 25 euro a tonnellata di CO2 emessa. Tre volte il valore del 2017.

 

Come spiega la società d’analisi Refinitiv, l’aumento è per lo più da attribuire all’anticipazione al 2019 della Market Stability Reserve o riserva stabilizzatrice del mercato. Si tratta di uno strumento creato per far fronte agli squilibri tra domanda e offerta nell’ETS: nel caso in cui in un dato anno il numero totale di quote di emissione superi una soglia concordata, una percentuale di queste quote è ritirata automaticamente dal mercato ed è integrata nella riserva; in caso contrario, le quote contenute nella riserva sono rimesse sul mercato.

 

Difficile che il mercato del carbonio europeo mantenga lo stesso trend anche nel 2019, soprattutto a causa del clima d’instabilità creato dalla Brexit. Gli analisti di Refinitiv sono propensi a considerare il risultato record dello scorso anno come una sorta di unicum. “Riteniamo il 2018 un elemento anomalo per quanto riguarda l’aumento annuale dei prezzi e non prevediamo una ripetizione di un percorso così ripido nel 2019″, ha affermato Anders Nordeng.

 

Nel complesso il carbon market europeo ha rappresentato il 90% del valore totale dei permessi di carbonio scambiati a livello globale. A seguire gli schemi di trading nordamericani – a cui spetta una fetta del 9%. Parliamo della Regional Greenhouse Gas Initiative (RGGI) che copre circa 200 impianti in 9 Stati USA e la Western Climate Initiative (WCI) che riunisce il mercato “cap and trade” della California con quello delle province canadesi British Columbia, Manitoba, Ontario e Quebec. Anche in questo caso valore di mercato e volumi scambiati sono cresciuti per effetto delle nuove regole a cui entrambi andranno incontro nel 2021. Più lenti i carbon market di Cina e Corea del Sud che vedono ancora scambi molto limitati a causa della loro “giovinezza”, nonostante i loro sistemi coprano ampi volumi di emissioni.

 

>>leggi anche La Cina lancia il suo mercato del carbonio<<

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