• Articolo Genova, 28 gennaio 2016
  • Lo studio dell’ENEA commissionato dal WWF

    La green economy in Liguria può creare 4.500 posti di lavoro

  • Investire nelle rinnovabili e nell’efficienza può dimezzare le emissioni pro capite della regione in 15 anni e creare un volano di green economy

La green economy in Liguria può creare 4.500 posti di lavoro 3

 

(Rinnovabili.it) – La green economy può rilanciare la Liguria grazie allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. È il risultato di uno studio commissionato dal WWF all’ENEA, dal titolo: “Liguria, proposte per un modello di sviluppo nearly zero emissions”.

 

La ricerca conclude che in 15 anni la regione, in termini di sola occupazione diretta, potrebbe veder nascere oltre 4.500 nuovi posti di lavoro dalla transizione verso un’economia a basse emissioni. Uno sviluppo orientato alle energie rinnovabili richiederebbe investimenti pari a 391 milioni di euro l’anno. L’insieme delle proposte stilate dall’ENEA consentirebbe alla Liguria di tagliare 6 milioni di tonnellate di emissioni ogni anno, dimezzandole rispetto alla media nazionale pro capite (7,1 tCO2eq)

«Non si tratta di un piano energetico regionale, ma dell’analisi di alcune opzioni che possono essere sviluppate e percorse da subito e avere piena attuazione nel corso di qualche decennio – sottolinea Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali dell’ENEA – L’obiettivo è l’individuazione di un modello di sviluppo green e low carbon che possa essere replicabile anche in altre realtà regionali e territoriali».

 

La green economy in Liguria può creare 4.500 posti di lavoro 4Lo studio ha vagliato decine di opzioni tecnologiche, giungendo a fare alcune proposte in cinque settori strategici: fonti rinnovabili elettriche, rinnovabili termiche, accumulo elettrochimico in batterie, risparmio energetico nell’edilizia, sistema dei trasporti sostenibile.

«Alcune delle opzioni individuate risultano promettenti – spiega una nota del WWF – ma non ancora pienamente mature (ad esempio l’auto elettrica), in quanto la loro affermazione dipenderà dagli investimenti e dalle traiettorie di sviluppo internazionali. In altri casi, si tratta di tecnologie ormai mature e di sicuro sviluppo (ad esempio il fotovoltaico), ma ancora condizionate da costi e limiti organizzativi del mercato. Altre ancora sono tecnologicamente pronte (ad esempio la riqualificazione energetica ad emissioni quasi zero degli edifici), ma ostacolate da inerzie organizzative e disponibilità di accesso a capitali adeguati».

Tra rinnovabili ed efficienza energetica si potrebbero creare 4.262 posti di lavoro: 737 nel settore elettrico, 1.339 nel termico e 2.186 nella riqualificazione del parco edilizio. Sommando a questi le proposte nei comparti dell’accumulo e dei trasporti, il numero salirebbe a 4.500. Gli investimenti necessari sarebbero pari a 166 milioni l’anno nell’energia e 209 nell’efficienza.

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