• Articolo Roma, 11 ottobre 2019
  • Imprese italiane sotto la lente: l’analisi di Fondazione per lo sviluppo sostenibile

  • Fondazione per lo sviluppo sostenibile ho condotto un’approfondita analisi per valutare le modalità e la qualità con cui gli aspetti ambientali, in particolare, vengono trattati nelle Dichiarazioni Non Finanziarie (DNF) delle imprese italiane

imprese italiane

Credit: Pexels.com

 

Indagine sulle Dichiarazioni non finanziarie delle imprese italiane condotta da Fondazione per lo sviluppo sostenibile

(Rinnovabili.it) – La Direttiva Europea 2014/95/UE ha richiesto agli stati membri dell’Unione di introdurre un nuovo obbligo in tema di dichiarazioni non finanziarie: in Italia recepita con l’approvazione del D.Lgs.n. 254/2016 e riguardante gli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2017, tale dichiarazione copre nello specifico “i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva” (art. 3, comma 1). Semplificando, le informazioni minime necessarie alla sua compilazione devono necessariamente riguardare l’utilizzo delle risorse energetiche e l’impiego di risorse idriche, le emissioni di gas a effetto serra e quelle inquinanti, l’impatto su ambiente, salute e sicurezza, gli aspetti sociali attinenti la gestione del personale, le misure messe in atto dall’esercizio per prevenire le violazioni dei diritti umani e, infine, gli strumenti adottai per la lotta alla corruzione.

 

>>Leggi anche Istat: crescono gli investimenti verdi in Italia<<

 

Al fine di valutare le modalità e, soprattutto, la qualità con cui gli aspetti ambientali in particolare vengono trattati nelle Dichiarazioni Non Finanziarie (DNF) delle imprese italiane, la Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha condotto un’approfondita analisi che ha interessato 130 imprese interrogate sulla base di una griglia di 86 indicatori chiave. Il quadro che ne è emerso risulta all’apparenza piuttosto omogeneo: l’indagine ha evidenziato che la dimensione ambientale è sempre presente negli strumenti di reporting non finanziario, ma raramente viene rappresentata in modo adeguato. Nel dettaglio, per il 68% delle imprese interrogate, il cambiamento climatico risulta essere un tema strategicamente rilevante ed il 90% di esse rendiconta regolarmente le proprie emissioni di gas serra. Tuttavia, solo il 17% riporta un target di riduzione delle emissioni e ancora meno, il 5%, adotta un target in linea con gli impegni dell’Accordo di Parigi. Inoltre solo il 21% delle imprese rendiconta con chiarezza gli investimenti effettuati per eventuali miglioramenti ambientali e meno di un’impresa su dieci riporta gli impatti ambientali connessi all’utilizzo dei propri prodotti.

 

“La transizione alla green economy richiede il pieno coinvolgimento del mondo delle imprese.  – ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione sviluppo sostenibile – Questo necessariamente richiede agli imprenditori di innovare approcci e strumenti, inclusi quelli legati alla rendicontazione non finanziaria. Con questa indagine abbiamo voluto verificare il livello raggiunto dagli attuali strumenti di rendicontazione in relazione ai criteri e agli obiettivi di green economy. Ne sono scaturite  6 raccomandazioni che mi auguro possano essere utili alle imprese per trasformare il reporting in un efficace strumento di orientamento strategico e di innovazione green dei propri modelli di business”.

 

Presentato in occasione dell’evento “La green economy nel reporting non finanziario” organizzato lo scorso 10 ottobre con il supporto di Itelyum e la partnership con il Global Compact Network Italia, il documento “6 Raccomandazioni per il green reporting” comprensivo dell’indagine con i risultati degli 86 indicatori è scaricabile online dalla sezione pubblicazioni del sito www.fondazioneperlosvilupposostenibile.org  

 

Qui sotto invece le 6 raccomandazioni per le Imprese formulate da Fondazione per lo sviluppo sostenibile

1.     Dare più spazio alle tematiche ambientali: planet first!

2.     Dal processo al prodotto: mettere al centro la qualità ambientale dei beni e servizi

3.     Obiettivi e target: misurare le proprie performance ambientali

4.     Climate action: misurare e ridurre la carbon footprint di processo e di prodotto

5.     Circular economy: orientare il modello di business in chiave circolare

6.     Capitale naturale e biodiversità: un nuovo patto tra imprese e territorio

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