• Articolo Roma, 5 marzo 2019
  • Un mondo senza inquinamento da plastica è possibile

  • Il WWF ricorda le cifre allarmanti del problema e invita governi, imprese e cittadini ad agire collettivamente per contrastarlo

inquinamento plastica

 

 

Senza alcuna azione di contrasto, l’inquinamento plastico raggiungerà i 100 milioni di tonnellate di rifiuti riversati ogni anno nell’ambiente

(Rinnovaili.it) – L’inquinamento da plastica è stato creato in una sola generazione ma, con una responsabilità a livello di sistema, può essere risolto in una generazione. Ne è convinto il WWF che in un nuovo rapporto (pdf in inglese), pubblicato questa mattina, traccia il proprio percorso per proteggere il pianeta da una delle problematiche ambientali avvertite come più urgenti.

Le cifre contenute nel documento, intitolato “Inquinamento plastico: di chi è la colpa?”, potrebbe non essere una novità, ma fanno comunque riflettere. Nel 2016, la produzione di plastica ha raggiunto 396 milioni di tonnellate – l’equivalente di 53 chili per ogni singolo sul pianeta – e si è tradotto in circa due miliardi di tonnellate di anidride carbonica, ovvero quasi 6 % delle emissioni totali di CO2 l’anno. In realtà il 2016 costituisce l’apice di un periodo in cui è mancata completamente prevenzione e buona gestione dei rifiuti. Il 75% di tutti i polimeri plastici fossili prodotti dal 1950 oggi è andato perso, contaminando flora e fauna. Si stima che ad oggi più di 270 specie animali siano rimaste vittima dell’entanglement (l’intrappolamento in sacchetti, reti o altri scarti polimerici che condanna l’animale a morte per fame o soffocamento) e più di 240 specie ingeriscano plastica.

 

Considerando che l’industria petrolchimica si aspetta una produzione in aumento del 40% entro il 2030, è ovvio che crescerà a dismisura anche il numero di rifiuti generati. Eppure, secondo il WWF è “possibile” invertire la tendenza e fermare il problema entro il 2030. Semplicemente mettendo al bando i prodotti monouso, secondo l’associazione, si potrebbe ridurre la domanda di plastica del 40% e ridurre il carico nei rifiuti di oltre la metà.

“Siamo nel bel mezzo di una crisi della plastica […] ma solo ora iniziamo a capirne gli effetti. Questo problema può essere risolto solo se applichiamo il giusto livello di responsabilità attraverso l’intera catena del valore dalla progettazione allo smaltimento. Conosciamo le soluzioni, dalla riduzione alla raccolta e riciclo fino ai materiali alternativi”, ha dichiarato Marco Lambertini, direttore generale del WWF-International.

 

Nel suo rapporto, la ONG spiega che alla radice della crisi globale dell’inquinamento da plastica vi sono i paesi ad alto reddito, che generano dieci volte più rifiuti procapite rispetto alle economie a basso reddito, esportandone peraltro fino a un quarto.

Proprio loro dovrebbero condurre l’azione globale e approfittare della prossima Assemblea dell’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEA) a Nairobi per concordare un trattato internazionale giuridicamente vincolante” che fermi l’inquinamento plastico Tuttavia per vincere la guerra, non sono solo i governi a dover intervenire: tutta la società deve mobilitarsi in “un’azione collettiva” per difesa dei “beni comuni”. Perché, aggiunge Lambertini, “un approccio non coordinato e frammentario non sarà sufficiente a correggere questa crisi”.

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