• Articolo Bruxelles, 25 febbraio 2015
  • Ieri il voto della Commissione Ambiente del Parlamento Ue

    Mercato del carbonio europeo: approvata la riforma

  • Nel 2019 prenderà avvio la riforma del mercato del carbonio in Europa. Obiettivo: ritirare 1.6 miliardi di eccedenze. Dubbi sulla reale effettività

Mercato del carbonio europeo cosa prevede la riforma

 

(Rinnovabili.it) – La riforma del mercato del carbonio inizierà nel 2019. Lo ha stabilito ieri la Commissione Ambiente (Envi) del Parlamento europeo.

L’Europa punta molto sul mercato del carbonio per tagliare le emissioni, e ripone in questo sistema le speranze di una transizione verso fonti di energia più pulite. Tuttavia, un cocktail di recessione e crediti gratuiti agli inquinatori ha creato eccedenze per 2 miliardi. Ne è seguito un crollo del prezzo del carbonio a circa 7 € per tonnellata, troppo basso per incoraggiare le aziende a evitare combustibili inquinanti come il carbone.

La nuova proposta prevede il ritiro dal mercato di 1,6 miliardi di quote in eccesso, quote che verranno “parcheggiate” in un’area di swap, la Market stability reserve (MSR). Invece del 2021, tutto ciò avverrà dal 31 dicembre 2018, due anni prima della data proposta dalla Commissione Europea.

 

La riforma del mercato dovrebbe evitare scenari da incubo, come i 4.5 miliardi di crediti entro il 2020 previsti dal think tank ambientale Sandbag. Un nuovo rapporto degli analisti di Reuters Thomson Point Carbon stima che, entro il 2020, la riforma potrebbe far salire i prezzi del carbonio fino a 20 euro per tonnellata. Aggiungono anche che anticipare al 2017, come chiedevano i Verdi europei, avrebbe cambiato poco in questi termini: il prezzo sarebbe salito di un altro euro appena.

A livello internazionale, i prezzi del carbonio variano dai 13 dollari negli Stati Uniti ai 6 dollari in Cina, fino ai 9 della Corea del Sud.

Ma gli ambientalisti sostengono che le riforme non rispondono alle domande circa l’efficacia del sistema ETS, dato che 400 milioni di quote potranno rientrare nel mercato prima del 2030. Altri 300 milioni, poi, andranno a supportare un fondo per l’innovazione, il cui basso tenore di carbonio è tutto da dimostrare. Nel frattempo, attendere fino al 2019 consentirà un ulteriore aumento delle eccedenze.

 

L’Unione ha riposto cieca fiducia nella finanziarizzazione del taglio delle emissioni. La delega al mercato è vista – all’interno del paradigma liberista – come panacea politica, liberazione dall’impegno istituzionale nella programmazione di misure per l’implementazione diretta di tecnologie per l’approvvigionamento da risorse rinnovabili e pulite. Ma la fiducia nel mercato non è condivisa da un rapporto di Carbon Market Watch, che ha stimato come «fino al 70% di tutti i crediti di compensazione emessi dal Clean developement mechanism delle Nazioni Unite tra il 2013 e il 2020 non potrebbe non rappresentare una reale riduzione delle emissioni».

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