• Articolo Roma, 16 marzo 2018
  • Il mercato dei metalli si scontra con l’accumulo: turbolenze in arrivo

  • L’aumento dei veicoli elettrici e dei dispositivi d’accumulo stazionario sta contribuendo ai balletti nei prezzi di litio, cobalto, nichel. E nel futuro le risorse potrebbero essere insufficienti

mercato dei metalli

 

 

Litio, cobalto e nickel: come evolvono i prezzi sotto la spinta dello storage?

(Rinnovabili.it) – Il mercato dei metalli e quello dell’energy storage si sono ufficialmente scontrati. L’espansione del segmento elettrico nei trasporti da un lato e la domanda di dispositivi d’accumulo stazionario dall’altro, hanno iniziato a influenzare pesantemente i prezzi delle materie prime. I primi importanti alti e bassi si sono registrati in litio, cobalto e nichel già nel 2017 e da gennaio a marzo di quest’anno tutti e tre i metalli hanno ritoccato al rialzo i propri cartellini.

Turbolenze che, per gli analisti di Wood Mackenzie, domineranno il mercato dei metalli ancora per diversi anni: un sali e scendi che non potrà che riflettersi anche nello sviluppo del settore delle batterie.

 

Gli analisti si aspettano che la domanda di litio cresca di circa il 42 per cento dal 2017 e al 2020, provocando un aumento dell’offerta, non eguagliata tuttavia dalla produzione industriale di materiali per batterie. “Pertanto – si legge nel rapporto – ci aspettiamo che i livelli di prezzo [del litio] si mantengano elevati nel 2018” e a partire dal 2019 inizino a scendere a causa del superamento dell’offerta sulla domanda.

Un percorso a singhiozzo sarà anche quello registrato dal mercato del nichel. Wood Mackenzie si aspetta che la domanda di questo minerale da parte di veicoli elettrici e batterie raddoppi entro il 2020 rispetto i valori del 2016 ma con picchi negativi nel prossimo anno.

 

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Più complessa appare la questione del cobalto. Il prezzo è più che raddoppiato dal 2016 al 2017; a febbraio di quest’anno lo scarto anno su anno è stato di +133 per cento. Anche in questo caso, spiegano gli analisti, la corsa sarà di breve durata: dopo un picco di oltre 70mila dollari per tonnellata nel 2018, si ridurrà nei due anni successivi, mantenendosi stabile fino al 2021 e risalendo poi nel 2022. La vera incognita in questo caso è rappresentata dall’incertezza normativa nella Repubblica Democratica del Congo, che fino allo scorso anno forniva bel il 64% della produzione mondiale. A febbraio il parlamento congolese ha approvato una riforma del settore minerario che aumenterebbe le royalty su cobalto, rame e oro, imponendo una tassa del 50% sui “super profitti” (entrate che si realizzano quando i prezzi delle materie prime aumentano del 25% al ​​di sopra dei livelli inclusi nello studio di fattibilità bancabile del progetto). La riforma deve ancora essere firmata dal presidente Joseph Kabila, ma se entrerà in vigore – cosa molto probabile – avrà sicure ripercussioni sul mercato globale.

 

Come prevenire le future criticità del mercato dei metalli

Se per ora bisogna ad abituarsi a un continuo di alti e bassi, la situazione diviene più preoccupante a lungo termine. Una nuova analisi prodotta dall’Istituto Helmholtz Ulm dell’università tedesca Karlsruhe Institute of Technology – KIT mostra come la disponibilità futura di cobalto e litio sia destinata a divenire critica. L’analisi prende in considerazione scenari fino al 2050 per varie applicazioni nel settore dell’accumulo energetico. E mostra quanto sia probabile che si verifichi una carenza di cobalto, con conseguente aumento di prezzo, dal momento che la domanda arriverà ad esse due volte più elevata delle attuali riserve oggi identificate.

 

Al contrario, la situazione per le riserve di litio dovrebbe essere molto meno tesa, ma la produzione dovrà essere fortemente potenziata (possibilmente più di dieci volte, a seconda dello scenario) per far fronte alla domanda futura.  “È indispensabile espandere le attività di ricerca verso tecnologie d‘accumulo alternative per ridurre questi rischi e ridurre la pressione sulle riserve di cobalto e litio”, afferma Daniel Buchholz, che ha supervisionato lo studio insieme al professor Stefano Passerini. I ricercatori suggeriscono di aumentare gli sforzi sulle tecnologie alternative a base di sodio, magnesio o alluminio, rappresentano, così come di accelerare la ricerca sul riciclo delle batterie.

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