• Articolo Bruxelles, 15 dicembre 2016
  • Riforma ETS, arriva l’ennesimo favore all’industria pesante

  • Approvata stamattina in commissione Ambiente con 53 voti a favore e 5 contro la riforma del sistema delle quote del mercato di carbonio europeo

Riforma ETS, arriva l’ennesimo favore all’industria pesante

 

(Rinnovabili.it) – La riforma del sistema di quote del mercato del carbonio (ETS) ottiene luce verde e approda al Parlamento europeo, dove sarà votata nel 2017. Questa mattina la commissione Ambiente ha approvato un nuovo testo con 53 voti a favore e 5 contro. La bozza, rispetto alla versione precedente che era stata votata in commissione Industria ad ottobre, incorpora alcune modifiche che seguono la solita strategia, cioè danno un colpo al cerchio e uno alla botte, avvantaggiando ancora di più le industrie pesanti.

Negli ultimi mesi è andato in scena un braccio di ferro tra i rappresentati delle grandi industrie europee, che non volevano essere penalizzate dalla riforma, e chi invece chiedeva che il nuovo sistema portasse a maggiori riduzioni delle emissioni di gas serra. In commissione Industria l’avevano spuntata gli inquinatori. Adesso le ultime modifiche cercano di ribilanciare la situazione, senza tuttavia concedere troppo sul lato della tutela dell’ambiente.

 

 

Il punto centrale è il tasso col quale saranno ritirate le quote in eccesso, responsabili di aver “drogato” il mercato e fatto crollare i prezzi, con il risultato che l’ETS europeo è diventato sempre più inefficiente (ma vantaggioso per le aziende). La nuova versione aumenta questo tasso, portandolo al 2,4% annuale a partire dal 2021. In questo modo si prevede di raggiungere un obiettivo di riduzione delle emissioni del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, esclusivamente per quanto riguarda le industrie coperte dal sistema ETS. L’obiettivo globale dell’UE è un taglio del 40% rispetto ai livelli del 1990.

Altra modifica al testo riguarda la cancellazione di 800 milioni di permessi dalla Market Stability Reserve (MSR), contenitore per le quote in eccesso, per i primi 4 anni dall’entrata in vigore della riforma. Altri 200 milioni di permessi potrebbero essere cancellati qualora non venga superata una soglia indice della distribuzione di quote nei vari settori (CSCF, in italiano Fattore di correzione intersettoriale). La proposta originale fissava invece a 300 milioni i permessi da cancellare.

L’altra metà della nuova bozza va invece a favore delle industrie pesanti. Per tutelare le industrie ad alta intensità energetica, la riforma prevede di ridurre del 5% la quota di permessi messi all’asta, così da non incorrere nell’applicazione del CSCF. Vengono poi inserite diverse clausole che permettono l’esclusione dall’accordo dei settori dell’acciaio e dei fertilizzanti, mentre per il comparto del cemento si prevedono misure di aggiustamento ad hoc.

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