• Articolo Bruxelles, 20 dicembre 2016
  • Riforma ETS, l’Italia si schiera con i grandi inquinatori

  • La riforma del mercato delle quote di carbonio deve essere votata nel febbraio 2017, ma l’Italia si oppone al piano attuale insieme a Spagna, Croazia e il blocco dell’Europa dell’est

Riforma ETS, l’Italia si schiera con i grandi inquinatori

 

(Rinnovabili.it) – L’Italia frena sulla riforma dell’ETS europeo. Ieri a Bruxelles si è svolto l’incontro dei ministri dell’Ambiente dei Ventotto, passaggio fondamentale per approvare il piano di rilancio del mercato dei crediti di carbonio. Ne esce l’immagine di un’Unione spaccata: da un lato una pattuglia di 10 paesi tra cui Olanda, Francia e Germania che fanno da traino, e dall’altra il fronte degli oppositori. L’Italia è tra questi, in compagnia dei “soliti noti”: oltre a Spagna e Croazia, tutto il blocco dell’est Europa.

L’UE sta accelerando i tempi della riforma che punta a rilanciare i prezzi delle quote, da tempo stagnanti sui 5 euro, per rendere più efficiente il sistema ETS e fare un passo in avanti nel taglio delle emissioni. Volente o nolente, Bruxelles deve prendere una decisione dopo che la Corte di Giustizia UE ha intimato alla Commissione di ricalcolare le quote gratuite assegnate all’industria pesante fino al 2020. La prima bozza di riforma è già sul tavolo e ha ricevuto il via libera dalle commissioni Industria e Ambiente. L’approvazione degli Stati però è fondamentale, perché il piano dovrà essere votato dal parlamento UE nel febbraio 2017.

 

La posizione dell’Italia va in direzione diametralmente opposta agli impegni sul clima sottoscritti a Parigi e si rivela come un grosso favore all’industria pesante. La proposta attuale infatti è già frutto di un compromesso – sebbene molto al ribasso – tra le esigenze di tutela ambientale e le industrie ad alto consumo energetico, che finora potevano contare su quote gratuite e un prezzo per unità bassissimo.

L’idea sarebbe di cancellarne 1 miliardo, ritirandole ad un tasso del 2,4% annuo a partire dal 2021. Poi ci sarebbe la cancellazione di 800 milioni di permessi dalla Market Stability Reserve (MSR), contenitore per le quote in eccesso, per i primi 4 anni dall’entrata in vigore della riforma. Altri 200 milioni di permessi potrebbero essere cancellati qualora non venga superata una soglia indice della distribuzione di quote nei vari settori (CSCF, in italiano Fattore di correzione intersettoriale). Ma la riforma prevede anche clausole che permettono l’esclusione dall’accordo dei settori dell’acciaio e dei fertilizzanti, mentre per il comparto del cemento si prevedono misure di aggiustamento ad hoc.

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