• Articolo Lussemburgo, 13 ottobre 2017
  • A poche settimane dalla COP 23

    La riforma del mercato del carbonio dovrà aspettare ancora

  • Finiti a notte fonda, i negoziati tra Parlamento UE e Stati membri non hanno portato a nulla. L’accordo per riformare il mercato del carbonio è rinviato

riforma del mercato del carbonio

 

Nessun accordo sulla riforma del mercato del carbonio

 

(Rinnovabili.it) – Dopo circa sei ore di negoziati, a notte fonda ha prevalso il realismo: non c’è accordo tra i negoziatori che rappresentano gli stati membri dell’UE e il Parlamento Europeo sulla riforma del mercato del carbonio. Questa attesissima regolamentazione, che dovrebbe disciplinare lo scambio delle emissioni dopo il 2020, dovrà attendere un nuovo round di negoziati.

L’UE sta cercando di raggiungere un accordo prima dei colloqui sul clima dell’UNFCCC che nel mese di novembre avranno luogo a Bonn. Arrivare alla COP23 senza un patto per riformare un sistema completamente disfunzionale, non metterebbe Bruxelles in una posizione di credibilità. Anche perché il mercato del carbonio copre il 40% delle emissioni, coinvolgendo tutti i settori dell’industria ad alta intensità energetica. Dunque, è ad oggi il principale strumento di riduzione dell’impatto climatico nel vecchio continente.

 

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A 12 anni dall’avvio di questo meccanismo, tuttavia, il bilancio è fallimentare: la causa sono i bassissimi prezzi della CO2, piombati a cifre irrisorie grazie alle quote gratuite insufflate nel sistema dalla Commissione Europea per aiutare le industrie più sporche a rallentare il ritmo della transizione. Una riforma è quanto mai urgente, ma il processo è travagliato a causa delle resistenze dei gruppi di potere recalcitranti a modernizzare il parco impianti.

La battaglia infuria soprattutto intorno ad una cifra: quella che definirà il tasso a cui la riserva di stabilità del mercato (Market Stability Reserve – MSR), assorbirà le quote in eccesso, che in questi anni hanno portato ad una picchiata del prezzo del carbonio, oggi pari a 5 euro per tonnellata. Restano anche altri due nodi da sciogliere: quante quote gratuite dovrebbero andare all’industria pesante piuttosto che finire all’asta e come utilizzare i fondi raccolti tramite le aste per promuovere l’innovazione low carbon.

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