• Articolo Bologna, 6 febbraio 2017
  • A Bologna la conferenza nazionale organizzata da Legambiente  

    Con lo sblocco del biometano 12mila nuovi posti di lavoro

  • Ciafani: “fondamentale costruire impianti di digestione anaerobica, in particolare nel centro sud Italia che ne è ancora sprovvisto”

Con lo sblocco del biometano 12mila nuovi posti di lavoro

 

(Rinnovabili.it) – Oggi in Italia sono attivi solo sette impianti a biometano. Di questi, sei sono strutture di tipo dimostrativo. Nonostante siano passati tre anni dalla firma del primo decreto sul biometano ma il  potenziale del settore è quasi praticamente intatto. La principale causa dietro questo ritardo è un quadro legislativo non completo (si aspetta a breve il decreto biometano bis) che ha di fatto rallentato lo sviluppo della filiera.

Ma le sfide da affrontare non riguardano solo il piano normativo come spiega il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani.

 

In occasione della giornata di lavori organizzato a Bologna Ciafani ha sottolineato come sia “fondamentale costruire impianti di digestione anaerobica, in particolare nel centro sud Italia che ne è ancora sprovvisto. Questi impianti sono, purtroppo, ancora poco noti e molto osteggiati ed è fondamentale attivare adeguate campagne d’informazione”.

 

Legambiente è tra i sostenitori e sottoscrittori della Piattaforma Biometano, promossa dal Consorzio Italiano Biogas per sottolineare non solo l’importanza energetica di questa risorsa, ma anche il suo importante contributo in diversi settori apparentemente lontani tra loro, con benefici ambientali e socio economici. Stando alle stime del CIB, per esempio, lo sblocco del biometano porterebbe alla nascita di 12mila nuovi posti di lavoro solo nel settore del trattamento rifiuti, gestione discariche e il ciclo degli impianti agro industriali.

In questo contesto il ruolo del settore agricolo appare fondamentale: può dare il suo contributo, tenendo conto però dell’efficienza dell’uso del suolo, privilegiando gli scarti agricoli e alle biomasse di integrazione rispetto alle colture dedicate, e senza entrare in conflitto con la produzione di cibo. “Migliorando la propria competitività sul mercato, il biometano può contribuire a ridurre significativamente le emissioni del settore agricolo che in Italia rappresentano oltre il 7% delle emissioni complessive di gas climalteranti”.

 

Tra i nodi da risolvere, come anticipato, quello inerente il decreto biometano bis. “È necessario completare definitivamente il quadro normativo che ancora oggi vieta l’immissione del biometano in rete, pratica utilizzata invece da molti anni in diversi paesi europei. Anche l’autotrazione ne beneficerebbe, perché il biometano potrebbe essere utilizzato nei camion per trasporto merci di lunga percorrenza, in sostituzione del gasolio, ben più inquinante”.

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