• Articolo Roma, 31 ottobre 2012
  • Buzzetti: “Ciò di cui il Paese ha bisogno è la messa in sicurezza del territorio"

    All’ombra del condono edilizio

  • Bloccata sul nascere la proposta della riapertura del condono 2003 che ieri ha scatenato l’insorgere di Legambiente, ANCE, CNAPPC e numerosi parlamentari.

(Rinnovabili.it) – Non bastano le alluvioni, le frane, i terremoti,  gli edifici fatiscenti e la mancanza l’insicurezza sismica, a trasformare i nostri focolari in un rifugio tutt’altro che sicuro torna anche l’ombra del condono.

Le polemiche sono iniziate la scorsa settimana in occasione della seduta della Commissione Territorio e Ambiente del Senato, durante la quale il senatore del Pdl Nitto Palma ha presentato la proposta di un nuovo ddl (ddl 3134) nel quale è chiesto di riaprire i termini del condono edilizio del 2003 sino al 31 dicembre 2012, per gli abusi commessi  fino al 31 dicembre 2003 per estenderlo anche alle violazioni sui beni ambientali e paesaggistici. La decisione di fare un passo indietro verso il condono edilizio sarebbe nata dall’esigenza di risolvere il problema dell’abusivismo della regione Campania, dove resterebbero ancora da abbattere circa 60.000 edifici fuori legge, proponendo quale soluzione la riapertura del condono edilizio del 2003, per trasformare “magicamente” un abuso in un edificio regolare.

La proposta di disegno legge sarebbe dovuta approdare all’esame del Senato questa mattina, ma le polemiche scatenate negli ultimi giorni e l’insorgere di associazioni di categoria, associazioni ambientali e politici stessi, hanno abbattuto sul nascere la proposta del senatore Palma, eliminando completamente lo spettro del condono edilizio.

 

“L’ipotesi di un nuovo condono edilizio è una scelta miope e contro il bene del Paese”, aveva affermato nei giorni scorsi Paolo Buzzetti, Presidente ANCE, appoggiando pienamente l’appello portato avanti contemporaneamente da Legambiente, che oltre ad aver raccolto in un singolo giorno oltre 5 mila firme online contro il ddl, ieri aveva scritto direttamente ai parlamentari ed al Governo,  invitandoli a prendere pubblicamente posizione contro l’ennesima dimostrazione di “Cemento illegale”. “Non possiamo rimanere a guardare mentre qualcuno cerca, ancora, per l’ennesima volta di far prevalere la logica dell’illegalità e dell’irresponsabilità” ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, sottolineando che allo stato attuale, gli effetti di un ennesimo condono sarebbero stati devastanti per l’intero territorio nazionale, mettendo a serio rischio moltissime persone. Legambiente tra l’altro ha da pochi giorni pubblicato il Rapporto Ecosistema Urbano, mettendo chiaramente il luce la situazione decisamente poco rosea della città italiane campionesse di Insostenibilità.

Fortunatamente il ddl è stato bloccato sul nascere con non poche polemiche da parte dei promotori, liberando il Paese dallo spettro di uno dei disegni di leggi più devastanti della storia.

 

Ciò di cui il Paese ha bisogno


“Al contrario, ciò di cui il Paese ha veramente bisogno è un serio piano di riqualificazione delle nostre città e di messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico, a partire dalle scuole, dagli ospedali e dagli edifici pubblici, che devono essere i primi luoghi in grado di garantire la salvaguardia dei cittadini. Progetti utili sotto il profilo sociale e da un punto di vista economico in grado in questo momento di crisi di dare una spinta alla ripresa del Paese”.

Queste le parole del Presidente Buzzetti, perfettamente d’accordo con quanto affermato da Leopoldo Freyrie, Presidente del CNAPPC che ha più volte sollecitato la necessità di portare avanti un vero e proprio piano di “salvaguardia ambientale e paesaggistica”, completando tra questi anche l’iter del ddl 2644 ovvero “Misure urgenti in materia di gestione e prevenzione del rischio idrogeologico”, destinato ad incentivare economicamente gli interventi di ristrutturazione edilizia destinati ad interventi “mirati all’adozione di misure antisismiche e di misure finalizzate alla mitigazione del rischio da frana e da alluvione nelle aree a rischio idrogeologico e idraulico elevato e molto elevato” (art.7, Ddln.2644).

Ancora poche certezze sul futuro nonchè una quasi totale mancanza di attenzione ai temi che invece dovrebbero essere posti al centro dell’attenzione comune, come la necessità di trovare un via rapida e sicura per riqualificare un patrimonio edilizio fatiscente ed assolutamente scarso dal punto di vista energetico, molto lontano dagli standard richiesti dalle Direttive Europee in vista del 2020.