• Articolo Venezia, 26 maggio 2016
  • La minaccia dei cambiamenti climatici

    Così la Biennale risolve le crisi dell’Antartide

  • Il padiglione dell’Antartide esplora soluzioni sostenibili per il Polo Sud, con architetture concettuali ad impronta ecologica prossima allo zero capaci di mitigare gli effetti del riscaldamento globale

Così la Biennale risolve le crisi dell’Antartide

 

(Rinnovabili.it) – Come ci dobbiamo immaginare il futuro della tundra e della fauna dell’estremo sud del mondo? Che effetti avranno gas serra e riscaldamento globale sui ghiacci? La relazione minacciosa tra uomo e Polo Sud è al centro del padiglione dell’Antartide presente alla Biennale di Venezia, che aprirà al grande pubblico tra meno di 48 ore.

Lo hanno curato l’architetto egiziano Hani Rashid e l’Istituto di Architettura dell’Università delle Arti Applicate di Vienna. Le loro installazioni formano “Antarctica: Re-Cyclical. A Frontier in Flux” e puntano i riflettori sul futuro del continente, “oggi più critico che mai”.

 

Così la Biennale risolve le crisi dell’AntartideGli allarmi della comunità scientifica si moltiplicano, disegnando scenari poco confortanti o, sempre più spesso, decisamente apocalittici. Ad esempio, se non mettiamo freno immediatamente alle emissioni di CO2 in atmosfera, le stime dicono che anche al Polo Sud la calotta glaciale perderà la sua stabilità, aumentando esponenzialmente il rischio di uno scioglimento dei ghiacci antartici.

Ma non solo: uno studio pubblicato pochi giorni fa sulla rivista Nature sostiene che l’attuale ritmo del riscaldamento globale potrebbe causare una significativa fusione del ghiacciaio antartico Totten, uno dei più grandi sulla Terra, e contribuire ad un aumento del livello del mare di quasi tre metri visto che fa da “tappo” ad un’area ghiacciata a rischio grande quanto la California.

 

A questo quadro, i curatori aggiungono l’insaziabile appetito verso il consumo e il crescente bisogno di spazio dell’uomo. La possibilità che gran parte dell’Antartide nel prossimo futuro diventerà abitato e magari persino coltivato (o meta di turismo, bersaglio di prospezioni e trivelle, regione strategica per la produzione di energia) costringe gli architetti a integrare nelle loro opere fattori di mitigazione e puntare sempre di più sull’espansione della bioarchitettura.

In questo senso il padiglione dell’Antartide propone, oltre ad installazioni, anche alcune architetture concettuali che tentano di rispondere alle impellenti esigenze in materia di sostenibilità, materiali e uso fonti energetiche rinnovabili, impronte ecologiche prossime allo zero. Il padiglione è ospitato presso il Fondaco Marcello sul Canal Grande.

 

biennale

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