• Articolo Berkley, 18 giugno 2013
  • La produzione del calcestruzzo è responsabile del 7% delle emissioni globali di CO2

    Il Calcestruzzo romano più resistente e sostenibile dell’attuale

  • E’ la cenere vulcanica uno dei segreti del calcestruzzo romano, più resistente e sostenibile dell’attuale, possibile soluzione al futuro della bioedilizia ad alta efficienza.

bioedilizia(Rinnovabili.it) – E’ la storia a tracciare il futuro della bioedilizia. Uno studio americano ha confermato le innumerevoli potenzialità del calcestruzzo utilizzato dagli antichi romani, più resistente, sostenibile ed eco-friendly dell’attuale.

 

 

Come mai le “rovine” dell’Antica Roma sono ancora in piedi dopo 2.000 anni e invece numerose costruzioni moderne dopo poco più di 50 anni si trasformano in strutture fatiscenti ed assolutamente insicure?

A farsi questa domanda sono stati i ricercatori della University of California di Berkeley, durante uno studio condotto nel tentativo di rendere il calcestruzzo più sostenibile e resistente.

 

Dopo aver prelevato alcuni campioni di calcestruzzo romano dai fondali della baia di Pozzuoli a Napoli, i ricercatori sono giunti alla conclusione che il calcestruzzo utilizzato dagli antichi romani è molto più efficiente dell’attuale.

Grazie alla sua particolare composizione, il calcestruzzo romano si è rivelato ben più resistente di molti prodotti simili della bioedilizia contemporanea, sopravvivendo addirittura in ambienti fortemente aggressivi come i fondali marini.

Il segreto del calcestruzzo romano è la cenere vulcanica combinata con la calce per formare la malta ed inserita assieme a frammenti di roccia in stampi di legno poi immersi in acqua salata.

“Invece di combattere gli elementi marini, i Romani sfruttavano l’acqua salata come parte integrante del calcestruzzo”, sottolinea  Marie Jackson, ricercatrice del progetto, mettendo in evidenza l’incredibile resistenza di questo composto antico.

 

 

Resistenza ad impatto zero

 

Non sono solo la qualità e la resistenza del calcestruzzo romano ad aver conquistato i ricercatori della Berkeley, ma anche il suo ridottissimo impatto ambientale rispetto al comune cemento o ad altri composti similari della bioedilizia.

Attualmente infatti il principale composto del calcestruzzo è il cemento Portland, un ingrediente tutt’altro che sostenibile, dato che il processo di produzione necessita l’impiego di una notevole quantità di combustibili fossili indispensabili per innescare il processo di combustione del carbonato di calcio e dell’argilla.

Questa attività è responsabile da sola del 7% delle emissioni globali di CO2, di cui il settore edile è colpevole per il 40% dei consumi.

I tempi di asciugatura rappresentano per il momento l’unico limite all’impiego del calcestruzzo romano nella bioedilizia, tuttavia i ricercatori della California stanno elaborando le possibili soluzioni per adattare questo materiale eco-friendly alle esigenze del settore delle costruzioni.