• Articolo Roma, 30 dicembre 2015
  • Come un edificio energivoro raggiunge l'autosufficienza

    Eco-cantine: bianco o rosso, basta che sia green!

  • Sono sempre di più le eco-cantine vinicole che hanno fatto della sostenibilità ambientale e dell’impiego delle fonti di energia rinnovabile il loro credo

eco-cantine

 

(Rinnovabili.it) – Il legame imprescindibile che connette alcune architetture al territorio in cui sono inserite le rende, più di altre, pioniere del processo di adeguamento dei principi costruttivi tradizionali alle giovani tecniche della progettazione biocompatibile e all’utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia.

E’ il caso delle eco-cantine vitivinicole, nell’ultimo decennio protagoniste assolute di un exploit green che le coinvolge a tutto tondo, dalla progettazione dell’involucro edilizio vero e proprio fino al processo produttivo che si celebra all’interno.

Per definizione, la cantina vitivinicola tradizionale è un edificio energivoro: necessita infatti di cospicue quantità  di energia elettrica per il funzionamento dei macchinari enologici e per il mantenimento di un microclima adeguato alla conservazione del vino. Durante l’iter produttivo vengono inoltre impiegate ingenti masse di acqua e immesse nell’atmosfera sostanze nocive, riconducibili soprattutto all’anidride carbonica prodotta dai sistemi di riscaldamento e dai mezzi agricoli.

Le eco-cantine, al contrario, sfruttano le risorse intrinseche del territorio agricolo e gli scarti di materie prime provenienti dal processo vinicolo per creare un edificio completamente autosufficiente, perfettamente inserito nell’ambiente che lo ospita, senza impoverirlo o mortificarlo.

Il tema della cantina vitivinicola è complesso: si tratta di una realtà dove convivono attività produttive, agricole, relazionali e promozionali. Le esigenze da rispettare sono molteplici. Legarle tutte seguendo il sottile filo rosso del risparmio energetico, ha stuzzicato la creatività e la fantasia di architetti di grido, esperti del settore e produttori.

 

Come funzionano le eco-cantine

Partiamo dal vino. L’energia necessaria per la produzione e per il mantenimento del microclima essenziale alla conservazione, può essere direttamente tratta dalle risorse naturali: questi edifici, per definizione, nascono in aperta campagna dove l’apporto del sole , del vento e del naturale calore della terra non sono irrilevanti. Tutte le eco-cantine traggono da pannelli fotovoltaici e sonde geotermiche la maggior parte dell’energia che viene impiegata durante il processo produttivo. Il restante fabbisogno energetico viene spesso alimentato dalla combustione delle biomasse generate dagli stessi vigneti, come i residui organici delle operazioni di potatura.

Il rispetto del microclima indispensabile per la conservazione del vino viene ottenuto applicando i basilari dettami della bioarchitettura: strutture ipogee, pareti- giardino, sistemi di ventilazione ed illuminazione naturale sono solamente alcuni degli accorgimenti utilizzati per minimizzare l’apporto delle fonti artificiali di energia. Semplicemente si riesce ad ottenere una corretta umidificazione degli ambienti sfruttando pareti artificiali sulle quali scorre acqua con un sistema a circuito chiuso. Molto spesso gli scarti di produzione, come i residui di sughero per il confezionamento dei tappi, vengono riciclati per essere impiegati nell’isolamento termico.

 

Una volta assicurato un corretto risparmio energetico, il problema più importante da risolvere nella corretta progettazione delle eco-cantine è lo spreco della risorsa idrica e l’inquinamento ambientale che ne consegue. Secondo un’indagine condotta dal Dipartimento di Ingegneria Agraria dell’Università degli Studi di Torino, per produrre un litro di vino vengono impiegati circa 14 litri di acqua, dovuti alle operazioni di irrigazione ed ai ripetuti lavaggi. Per ogni quintale di uva lavorata vengono immessi nell’ambiente circa 60 litri di refluo. I danni ambientali sono facilmente contenibili con l’introduzione di un corretto sistema di accumulo e riciclo dell’acqua impiegata, abbinato a filtri di depurazione. Alcune aziende hanno introdotto dei veri e propri laghetti artificiali, dotati di sistemi di fitodepurazione. In questo modo si riesce a ridurre il consumo di acqua per litro di vino di circa il 50%. Inoltre alcune tecniche di coltivazione, come la microirrigazione, consentono un ulteriore incremento sul risparmio della risorsa idrica.

Le tecniche di produzione vinicola basate sui canoni dell’agricoltura biologica e biodinamica, l’attenzione al riciclo delle materie prime durante i processi di imbottigliamento e confezionamento completano il quadro.

La strada dell’eco-compatibilità, del riciclo, della bioarchitettura e dell’impiego consapevole delle fonti energetiche naturali dimostra come un edificio, energeticamente insostenibile e costoso, possa diventare esso stesso la fonte energetica principale per alimentare il processo che si sviluppa al suo interno.

Solo in Italia i produttori che hanno fatto della sensibilità ambientale una filosofia produttiva crescono a dismisura. Le tante griffe dell’architettura che hanno progettato modelli di edifici sostenibili applicati ai sistemi di produzione del vino, hanno fruttuosamente seminato il terreno. Oggi più che mai i tempi sono maturi per le Eco-Cantine!

 

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