• Articolo Rimini, 5 novembre 2015
  • Presentato a Ecomondo il 1° Rapporto dell'Osservatorio Recycle

    Con l’edilizia del riciclo potremmo chiudere 100 cave

  • Arrivando al 70% di riciclo di materiali provenienti dalla demolizione e ricostruzione si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di chiudere almeno 100 cave di sabbia e ghiaia

Con l'edilizia del riciclo potremmo chiudere 100 cave

 

(Rinnovabili.it) – E’ possibile parlare di economia circolare anche nell’industria delle costruzioni? Sì, secondo Legambiente ma la strada verso un solida edilizia del riciclo deve ancora essere tracciata. Dal palco del convegno Recycle: la sfida nel settore delle costruzioni a Rimini, l’associazione ambientalista, in collaborazione con ECO.MEN e Ecopneus, ha presentato risultati del primo osservatorio sul tema, approfondendo l’innovazione già in corso nel settore della produzione di aggregati riciclati. “Oggi non esistono più motivi tecnici, prestazionali o economici per non utilizzare materiali provenienti da riciclo nelle costruzioni, ha dichiarato Edoardo Zanchini in apertura di convegno. “Le esperienze raccontate in questo Rapporto descrivono cantieri e capitolati dove queste innovazioni sono già state portate avanti. E dimostra che i materiali da riciclo e recupero di aggregati possono essere assolutamente competitivi sia sul piano tecnico che su quello economico”.

 

Da una parte troviamo le best practies già avviate nel Bel Paese, dall’altra abbiamo la Direttiva 2008/98/CE che ci chiede di raggiungere nel 2020 un obiettivo pari al 70% del riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione. Peccato che attualmente nel nostro paese la capacità di recupero sfiori a malapena il 10% (anche se con differenze significative tra Regione e Regione e con alcune esperienze d’eccellenza che mostrano tutta la fattibilità dell’impresa), facendoci sfigurare contro campioni europei come l’Olanda (con il 90% dei materiali recuperati) o il Belgio (87%). Il motivo di una gap così profondo? “Il primo e principale problema riguarda i cantieri dei lavori pubblici e privati, dove spesso i capitolati sono una barriera insormontabile per gli aggregati riciclati perché pur essendo previsto l’obbligo di utilizzo di alcune categorie di materiali, di fatto è impedita l’applicazione per quelli provenienti dal riciclo”.

 

I benefici dell’edilizia del riciclo

Le esperienze europee dimostrano che grazie all’edilizia del riciclo aumenterebbero sia l’occupazione che il numero delle imprese attraverso la nascita di filiere specializzate. Nel dettaglio, spiega Zanchini, i benefici si avrebbero “nella riduzione del prelievo da cava, perché arrivando al 70% di riciclo di materiali provenienti dalla demolizione e ricostruzione si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di chiudere almeno 100 cave di sabbia e ghiaia e ridurre le emissioni di gas serra”. E poi perché “aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, potremmo riasfaltare quasi 40.000 km di strade, con un risparmio energetico (considerando che non si userebbero più materiali derivati dal petrolio), di oltre 6,5 miliardi di kWh, pari al consumo annuo di una città come Reggio Calabria o Modena, con un taglio alle emissioni di gas serra pari a 700 mila tonnellate”.

 

Il report osservatorio Recycle

 

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