• Articolo Kiev, 18 maggio 2016
  • Il progetto dell'ucraino Kashko e dell'iracheno al-Tamimi

    Genesis Tower, la maxi fattoria verticale per i paesi colpiti dalla guerra

  • Coltura acquaponica contro il consumo di acqua e vertical farming senza pesticidi. Questo progetto concettuale è pensato per migliorare la resilienza delle città in paesi gravemente colpiti da disastri naturali e conflitti

Genesis Tower, la maxi fattoria verticale per i paesi colpiti dalla guerra

 

(Rinnovabili.it) – Cosa se ne farà mai l’Iraq di due torri giganti adibite a fattoria verticale? La Mesopotamia degli antichi è ancora fertile, o almeno così ci sembra quando guardiamo un po’ distratti i servizi che arrivano da quell’angolo di mondo. In realtà il progetto è di pressante attualità. Lo hanno presentato gli architetti Taras Kashko e Jawad al-Tamimi col nome di “Genesis Tower” e ha due scopi: ridurre il consumo di acqua e dare speranza alla popolazione divisa e martoriata da 13 anni di guerre incessanti.

 

Genesis Tower, la maxi fattoria verticale per i paesi colpiti dalla guerraLa prospettiva è di ampliare il progetto e renderlo disponibile anche per altre regioni del mondo. “L’idea principale della Genesis Tower è ricreare una fonte di sostentamento e di vita efficiente per la popolazione”, puntualizza Taras Kashko. Quindi adattabile per quei Paesi la cui economia è stata rasa al suolo per migliorarne la resilienza.

Anche simbolicamente, la torre richiama la centralità del cibo. La sua forma infatti è ispirata alla struttura della spiga di grano. E si propone come centro pulsante sia della vita che delle attività produttive e della coltivazione. Infatti il progetto prevede un uso misto, con una divisione tra piani destinati al residenziale (sarebbero circa 1000 appartamenti per ciascuna torre) e livelli occupati dalle fattorie verticali, che disporrebbero di un sistema di apposite schermature per il guadagno solare e la ventilazione naturale degli ambienti.

 

La scelta della vertical farm ha poi altri moventi oltre a quelli cui si è già accennato. L’agricoltura praticata sarebbe rigorosamente biologica e, ovviamente, si appoggerebbe a tecniche di coltivazione come l’acquaponica. Il vantaggio è doppio.

Da un lato, consiste nella riduzione del consumo di acqua. Queste tecniche consentono di abbatterlo fino al 98%, e l’intera regione mediorientale paga da anni gli effetti di una siccità prolungata e devastante. Situazione peggiorata ulteriormente dalla maggior quota di acqua trattenuta dalla Turchia a monte, sia per il Tigri che per l’Eufrate.

Dall’altro lato, il vantaggio sta nell’evitare l’uso di sostanze chimiche, che oltre ad avere un impatto ambientale da non sottovalutare hanno anche un costo non indifferente, viste le ristrettezze economiche in cui versa gran parte della popolazione. Insomma, una sorta di risposta “collettivista” al posto di quella, ben più in voga e sponsorizzata da più parti, centrata su forme di micro-credito.

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