• Articolo Aosta, 27 marzo 2012
  • Un finanziamento di 160mila euro dell'Assessorato alle attività produttive contribuirà al progetto

    In Valle d’Aosta la prima casa italiana ad idrogeno

  • Un edificio ad emissioni ed energia zero grazie all’involucro ben isolato, alle fonti rinnovabili e ad un impianto a idrogeno in grado di stoccare l’energia, garantendo continuità tra produzione ed utilizzo.

(Rinnovabili.it) – Partirà entro l’anno la costruzione della prima casa italiana ad idrogeno che sorgerà nel comune di Gignod, in Valle d’Aosta. La realizzazione del progetto sarà possibile anche grazie ad un finanziamento di 160.000 euro messo a disposizione dall’Assessorato alle attività produttive per gli impianti dimostrativi e vedrà la riqualificazione di un immobile LA dei primi del novecento trasformandolo in un struttura completamente autosufficiente, alimentata esclusivamente da fonti rinnovabili. Per rendere l’edificio completamente indipendente dalla rete di distribuzione pubblica, il primo passo sarà quello di isolare adeguatamente l’involucro edilizio, minimizzando le dispersioni termini, procedendo poi con l’installazione degli impianti per la produzione di energia pulita e rinnovabile. Ma ciò renderà unica la struttura valdaostana rispetto agli altri edifici ad energia zero è l’impianto ad idrogeno.

Uno dei principali limiti delle tecnologie rinnovabili domestiche e nello specifico del fotovoltaico è la mancanza di continuità ed integrazione tra la produzione e l’utilizzo, che rende impossibile lo stoccaggio dell’energia. Per risolvere questo problema gli ingegneri impegnati nella costruzione dell’edificio di Gignod, hanno deciso di affidarsi ad un particolare processo: l’energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici durante il giorno e non utilizzata direttamente, passerà nell’innovativo impianto che, attraverso il fenomeno dell’elettrolisi, la trasformerà in idrogeno, un elemento facile da immagazzinare in un apposito serbatoio; successivamente a seconda delle esigenze, l’idrogeno potrà essere a sua volta riconvertito in energia elettrica e termica, semplicemente grazie all’utilizzo di una cella a combustibile o di un’apposita caldaia a condensazione. Inoltre, per rendere la struttura completamente autosufficiente, verrà poi installata una pompa di calore solare, in grado di sfruttare l’energia termica prodotta dai pannelli solari nonchè quella generata dall’impianto fotovoltaico e dalle celle a combustible.

Come ha spiegato direttamente l’architetto Mattia Caliano, uno dei progettisti incaricati di seguire il progetto, i lavori partiranno con l’installazione dei 42 pannelli fotovoltaici, per poi proseguire con la riqualificazione dell’involucro e la successiva installazione dell’impianto a idrogeno e della centrale termica.

Una volta completata la struttura potrebbe facilmente aprire la strada ad un nuovo futuro per le costruzioni ad emissioni zero e per quegli edifici che inevitabilmente risultando essere indipendenti dalla rete di distribuzione pubblica (come i rifugi alpini), rappresentando anche un punto di svolta importante nell’efficienza delle costruzioni tradizionali.