• Articolo Roma, 22 gennaio 2018
  • Dall’Enea l’intonaco “armato” che aumenta la resistenza ai terremoti

  • Edifici oltre due volte più resistenti grazie all’innovativo intonaco in fibra di vetro realizzato del Centro Ricerche ENEA Casaccia

intonaco

 

(Rinnovabili.it) – New entry tutta italiana nel catalogo delle tecnologie antisismiche. Dopo il eco-cemento spray dall’Università della Columbia Britannica è la volta dell’intonaco “armato” realizzato del Centro Ricerche ENEA Casaccia. Il rivestimento in questione è un’innovativa rete in fibra di vetro facile da applicare alle pareti e al tempo stesso economica da produrre.

 

Il progetto è stato testato assieme all’Università degli Studi Roma Tre e l’azienda Fibre Net su elementi strutturali tipici dell’edilizia dei centri storici dell’Appenino: tre pareti in malta e tufo (una centrale e due laterali) posizionate ad U, con aperture asimmetriche e tetto in travi di legno. Gli elementi verticali, come spiega Gerardo De Canio, responsabile Laboratorio “Tecnologie per l’Innovazione Sostenibile” dell’ENEA, erano stati in precedenza danneggiati replicando, in successione, le scosse sismiche che avevano fatto tremare Nocera Umbra nel 1997, L’Aquila nel 2009, l’Emilia tre anni dopo e Norcia nel 2016. Due delle tre pareti sono state quindi rinforzate esternamente con l’innovativo intonaco in fibra di vetro, prima di sottoporre l’intera struttura ad una serie di test per misurare l’aumento di capacità sismica

 

Gli esperimenti, condotti nell’ambito del progetto COBRA (Sviluppo e la diffusione di metodi, tecnologie e strumenti avanzati per la COnservazione dei Beni culturali, basati sull’applicazione di Radiazioni e di tecnologie Abilitanti) avevano l’obiettivo di individuare le tecniche migliori sotto il profilo delle prestazioni equelle meno invasive al fine di poter rinforzare le abitazioni senza dover ricorrere allo sgombero. L’intonaco ha permesso alle pareti di resistere “a sismi amplificati al 220% di intensità, quindi oltre il doppio rispetto ai terremoti più violenti del 2016, mentre la parete non rinforzata ha riportato forti lesioni già a intensità 120%, quindi in concomitanza delle accelerazioni al suolo del sisma di due anni fa”. I dati ottenuti durante la sperimentazione sono stati “catturati” attraverso un sistema di motion capture in 3D e condivisi grazie alla piattaforma virtuale DySCo progettata e realizzata dall’ENEA

 

 

“Per contrastare la tendenza al ribaltamento – aggiunge De Canio – quest’ultima parete è stata riparata applicando una barra d’acciaio, la cosiddetta ‘catena’, in modo da consentire alla struttura di raggiungere lo ‘stato limite ultimo’, cioè il valore estremo della capacità portante, a dimostrazione dell’efficacia dell’intervento”. L’intera sperimentazione rientra tra le attività istituzionali dell’ENEA di supporto a PMI, enti, ordini professionali e università per le prove sperimentali e la verifica delle tecniche di intervento, finalizzate al miglioramento sismico e al rinforzo strutturale del patrimonio edilizio.

Un Commento

  1. lucio sanasi
    Posted aprile 9, 2018 at 10:22 am

    grazie per la ricerca sarebbe bello capire i costi di detto intervento e la certificabilità

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