• Articolo Devon, 20 febbraio 2012
  • Il piano realizzato in collaborazione con l'architetto Mike Rundell verrà presentato tra sei mesi

    L’eco villaggio per il Davon dell’artista Damien Hirst

  • Il controverso artista Damien Hirst sta pianificando la costruzione di un eco-villaggio per il Davon da 500 case sostenibili, che coniugano tradizione ed innovazione tecnologica.

(Rinnovabili.it) – Dalla provocazione artistica della scena contemporanea britannica all’architettura: Damien Hirst, il controverso artista che mise pecore, mucche e squali in formaldeide, si cimenterà ora nella realizzazione di un eco villaggio nel Devon. Affiancato dall’architetto Mike Rundell, della MRJ Rundell & Associates, l’artista ha intenzione di costruire per il suo paese natale, la cittadina di Ilfracombe, 500 nuove residenze alimentate esclusivamente con energia rinnovabile, nel tentativo di rivitalizzare questa zona della Gran Bretagna. Da qualche tempo Ilfracombe è al centro di un vasto progetto si riqualificazione e crescita, che dovrebbe portarla alla costruzione di ulteriori 1.000 unità residenziali, di un nuovo centro sanitario, nonchè di un polo per l’istruzione ed il commercio.

Il milionario artista detiene già la proprietà del 40% dei terreni destinati al suo futuro insediamento ed ha intenzione di creare un progetto unico nel suo genere, pionieristico ed all’avanguardia, prestando attenzione alle tradizioni costruttive locali come i tetti inclinati, bowindows, i timpani, terrazze a corte e materiali resistenti, ma integrandoli non la tecnologia moderna, per “fornire una fusione tra la città a nord e la campagna a sud”.

L’Eco-villaggio utilizzerà turbine eoliche incorporate nei tetti, pannelli fotovoltaici, isolamento avanzato e illuminazione naturale, cercando nel limite del budget, di inserirsi in una fascia di mercato di alloggi a prezzi accessibili, ma ad alte prestazioni.

Il progetto per il nuovo ecovillaggio di Hirst e Rundell, che verrà ufficialmente presentato entro sei mesi, ha già ottenuto riscontri contrapposti, spezzando a metà la critica britannica tra coloro che vedono il nuovo insediamento come il nuovo tema dell’avanguardia contemporanea e coloro che vedono nel progetto solo una nuova “città giocattolo”.