• Articolo Roma, 18 ottobre 2011
  • Wood Plastic Composite: fibra di bambù e plastiche termofondibili e riciclabili

    L’impiego del bambù in edilizia: il WPC

  • Grazie alla sua rigenerazione estremamente rapida, le applicazioni tecnologiche della fibra di bambù potrebbero trasformare il settore edile.

Tra i materiali che compongono attualmente la struttura delle nostre case, sicuramente il legno occupa uno di primi posti in classifica. Naturale ed eco-compatibile, l’unico problema del legno , utilizzato nell’industria delle costruzioni, è dovuto al suo ciclo di vita ed in particolare, alle scelte operate da coloro che lo producono. Anche se disponibile in grandi quantità, i tempi di rigenerazione del legno sono tutt’altro che brevi ed una scarsa pianificazione nel conteggio delle risorse ha molto spesso portato a gravi ripercussioni sull’ecosistema. Secondo il medesimo principio per il quali nel nostro Continente, l’utilizzo del legno ha una tradizione secolare, per i Paesi Orientali valgono le stesse premesse pe il bamboo. Fino a pochi anni fa, questa resistentissima pianta, nell’area Occidentale, veniva utilizzata prevalentemente come elemento decorativo o esclusivo per gli arredi esterni, ma grazie ad importanti studi compiuti nel settore della ricerca tecnologica, il bamboo ha trovato una nuova vita. Si tratta del WPC, Wood Plastic Composite, ovvero un composto resistentissimo, costituito da fibre a base legnosa, derivate dalla canna di bambù, unite a particolari plastiche. Da questa unione nasce un materiale innovativo, eco-sostenibile e con alte caratteristiche prestazionali. Le plastiche che concorrono alla formazione del WPC, derivano esclusivamente da materiale riciclato e, a loro volta, sono termofondibili, ovvero riutilizzabili in un secondo impiego, limitando così il volume dei rifiuti plastici ed il consumo ulteriore di combustibili fossili legati al petrolio.

Già nel 2008, il sistema di certificazione LEED, ha classificato il bambù come una delle piante più sostenibili presenti in natura, proprio grazie al suo rapido ciclo di vita utile alla commercializzazione ed all’industrializzazione: sono sufficienti 3 anni, alla rigenerazione totale, rispetto ai 15 di media, impiegati dal legno.

Al pari della caratteristica stessa della pianta del bambù, il WPC ha una resistenza ed una densità, molto elevate adatta ai più svariati impieghi: dalle pavimentazioni ai serramenti, dai semplici accessori per arredo a vere e proprie componenti strutturali, come le travi, le colonne o, addirittura le coperture, passando poi ad altri settori, oltre a quello edile, dove il WPC, viene impiegato per realizzare biciclette, guardrail, ed interni di autoveicoli. L’aspetto estetico è molto simile a quello del legno, ma le caratteristiche funzionali sono decisamente superiori. Indeformabilità, grande resistenza all’attacco di agenti esterni e muffe, molto resistente all’usura dovuta ai raggi solari ed altrettanto al fuoco, sono alcune delle potenzialità che, unite all’altro grado di isolamento termico ed acustico, portano il WPC ad alti livelli d’innovazione.