• Articolo Copenhagen, 25 luglio 2016
  • Il progetto di SLA e Ramboll

    Resilienza in architettura, il quartiere che vive di alluvioni

  • Ha vinto il primo premio al Nordic Built Cities Challenge e vedrà la luce a Copenhagen entro il 2022: il parco diventa un bacino di raccolta dell’acqua da 18mila metri cubi

Resilienza in architettura, il quartiere che vive di alluvioni

 

(Rinnovabili.it) – Se è vero che non mancano progetti mastodontici di quartieri e città flottanti, tutti ancora sulla carta e senza che gli sponsor si spintonino per staccare l’assegno per primi, qualche finanziamento invece arriva per progetti meno ambiziosi ma, soprattutto, guidati da una precisa idea di resilienza in architettura. È il caso di “Soul of Nørrebro”, un quartiere che vive di alluvioni firmato dagli studi di architettura SLA e Ramboll, che ha vinto il primo premio al Nordic Built Cities Challenge organizzato dall’amministrazione di Copenhagen. E proprio nella capitale danese vedrà la luce entro il 2022 interessando un’area di circa 22mila mq.

Il progetto lavora a diverse scale di riferimento tenendo insieme gestione e funzione del verde urbano, socializzazione di comunità e di quartiere, supporto al tessuto produttivo locale, tutto grazie a un approccio che è imperniato sull’aumento della resilienza dell’area. Si tratta un rinnovamento urbano che parte dalla necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici e a fenomeni meteorologici sempre più virulenti ed estremi e va a modificare l’impianto del Hans Tavsens Park, le vie stradali adiacenti e alcune infrastrutture centrali come le scuole, nel cuore del quartiere di Nørrebro.

 

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La capitale della Danimarca, oltre a essere esposta all’innalzamento del livello delle acque, si trova ad affrontare già oggi le inondazioni causate dai sempre più frequenti “cloudburst”, quelle che in Italia abbiamo imparato a conoscere come bombe d’acqua. Se città come Genova restano in balìa delle bizze del meteo, a Copenhagen potrebbero aver trovato una soluzione efficace.

Il cuore del progetto – che mira a saper accogliere e gestire le alluvioni, invece di provare a mantenere la città all’asciutto – è proprio il parco. Di fatto, l’area verde è concepita per diventare un bacino di raccolta per l’acqua piovana con una capacità massima di 18mila metri cubi d’acqua. Quella in eccesso sarà incanalata direttamente verso una vicina via d’acqua artificiale, passando attraverso una serie di filtri naturali – piante appositamente disposte lungo il tragitto – che la purificano. La stessa idea è applicata su scala minore lungo tutte le strade del quartiere, con un sistema simile di filtri tra carreggiata e marciapiede.

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