• Articolo Venezia, 30 maggio 2016
  • I padiglioni di Olanda, Germania, Finlandia e Sahara Occidentale

    Tra rifugiati e campi profughi, la Biennale cerca soluzioni resilienti

  • Casi studio in Mali e in Algeria, ma anche soluzioni per l’housing temporaneo e un invito a ripensare l’urbanistica delle nostre città attraverso la lente di “punti d’arrivo” dei flussi migratori

Tra rifugiati e campi profughi, la Biennale cerca soluzioni resilienti

 

(Rinnovabili.it) – Sono i rifugiati la frontiera dell’architettura. O almeno, questa è l’interpretazione che ben quattro padiglioni della Biennale di Venezia hanno dato al tema indicato dal curatore Alejandro Aravena, “Reporting From The Front”. Sono Olanda, Finlandia, Germania e pure il Sahara Occidentale – che non è uno Stato riconosciuto, ma rientra di diritto in questa 15° edizione viste le dispute sul suo territorio tra Marocco e Algeria che hanno causato decine di migliaia di rifugiati fin dagli anni ’70. Dai loro padiglioni, riflessioni su temi strettamente connessi come i cambiamenti climatici e le guerre e alcune soluzioni per migliorare la resilienza delle comunità locali.

 

Tra rifugiati e campi profughi, la Biennale cerca soluzioni resilientiNel padiglione olandese è in esposizione “BLUE” e si affronta la questione di petto. Il curatore Malkit Shoshan, architetto e fondatore del think tank FAST, si riferisce al “blu” dei caschi dei soldati Onu impegnati nelle missioni di peacekeeping ma anche al colore simbolo del popolo tuareg.

E presenta un unico caso studio a partire da Camp Castor a Gao, nel Mali martoriato da guerra, carestie e desertificazione.

Shoshan ripercorre, analizzando ogni elemento, la struttura e il design del campo dell’Onu, che ospita 450 soldati olandesi. L’analisi contiene un’accusa: le basi Onu assomigliano più a dei complessi chiusi in se stessi, che riflettono le strutture e le relazioni di potere della missione, ma sono di fatto un corpo estraneo rispetto al tessuto delle comunità locali.

Le soluzioni proposte vanno invece in direzione opposta: fare delle basi un elemento catalizzatore per lo sviluppo delle comunità una volta terminato l’impegno internazionale, progettare un valido lascito di infrastrutture essenziali.

 

Tra rifugiati e campi profughi, la Biennale cerca soluzioni resilienti

 

Dalla Finlandia arrivano invece alla Biennale proposte per l’housing temporaneo dei richiedenti asilo: strutture prefabbricate a sezione triangolare, che in un momento successivo possano trasformarsi in architetture permanenti.

La Germania espone riflessioni sui requisiti essenziali minimi delle proprie città, filtrate attraverso la lente di “città d’arrivo” dei flussi migratori. Chiude il padiglione saharawi, che raccoglie le strategie di sopravvivenza escogitate nel campo profughi di Tindouf,in Algeria.

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