• Articolo Bruxelles, 29 maggio 2012
  • Adrian Joyce: "Senza impegni vincolanti l'Europa non riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi al 2050"

    UE 2050: efficienza edilizia, missione impossibile?

  • Pochi vincoli, scarse normative comunitarie e groviglio di leggi nazionali allontanano l’efficienza edilizia nell’UE, dove solo l’1% delle costruzioni risulta conforme agli obiettivi

(Rinnovabili.it) – Non solo l’Italia risulta ancora indietro rispetto agli obiettivi fissati al 2020, purtroppo l’intero panorama europeo del costruito lascia qualche perplessità in merito all’argomento. E’ ormai un dato di fatto che gli edifici assorbono oltre il 40% delle risorse del Pianeta, rappresentando circa il 36% delle emissioni di gas serra totali, un dato che l’Unione Europea ha deciso di cambiare, ponendosi come primo obiettivo la riduzione delle emissioni e dei consumi entro il 2020, per arrivare alla meta finale del 2050 con una riduzione della domanda energetica di edifici privati e pubblici dell’80%. Purtroppo le indagini condotte in svariate aree del vecchio continente, non sono del tutto incoraggianti.

“Non stiamo facendo abbastanza per affrontare le sfide della sostenibilità” ha affermato Adrian Joyce, dirigente di EuroACE -European Alliance of Companies for Energy Efficiency in Buildings, durante la recente conferenza tenutasi ad Amsterdam sull’efficienza energetica delle costruzioni, “senza impegni vincolanti l’Europa non riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi al 2050”. Perplessità e preoccupazioni soprattutto rivolte all’articolata offerta di leggi e normative di carattere europeo e nazionale, talvolta molto diverse tra loro e prive di una vincolo unico a tutti i Paesi.

Secondo recenti indagini, solo l’1% degli edifici attualmente esistenti nell’UE corrisponde ai criteri di efficienza richiesti, salendo solo all’1,2% nei casi di ristrutturazione con riqualificazione energetica; un dato preoccupante che secondo Adrian Joyce, lascia intravedere l’inadeguatezza della normativa comunitaria, confermando l’errore commesso con il taglio alle rinnovabili.

Dello stesso parere anche il direttore del Buildings Performance Institute Europe, Oliver Rapf, coautore del Report pubblicato lo scorso anno sullo stato del patrimonio edilizio europeo – Europe’s Buldings Under the Microscope – nel quale si evidenziava l’esigenza di un’azione comune per gli interventi sulle costruzioni, proponendo l’istituzione di un fondo comune UE destinato proprio a questo scopo, ma con precise regole e vincoli.

“C’è la necessità di stimolare il rinnovamento edilizio” afferma Rapf, unica strada percorribile per raggiungere almeno in parte gli obiettivi prefissati.