• Articolo Berkeley, 24 aprile 2015
  • Batteri e nanofili per imitare la fotosintesi e produrre biomattoni

  • Messo a punto un nuovo sistema capace di prendere acqua, luce del sole e anidride carbonica e trasformarli in “biomattoni” di plastica biodegradabile, farmaci e persino biocarburanti

fotosintesi artificiale

 

(Rinnovabili.it) – Ancora un passo avanti verso la riproduzione artificiale di uno dei processi energetici più perfetti creati da Madre Natura: la fotosintesi. Un team di scienziati del Lawrence Berkeley National Laboratory e della University of California, a Berkeley, sono riusciti a realizzare un sistema ibrido di batteri e nanofili semiconduttori che riproduce il processo fotosintetico. Secondo i chimici, il nuovo sistema presenta decisi miglioramenti rispetto a quanto realizzato fino ad oggi dalla ricerca di settore: è versatile e ad alto rendimento in grado, capace di prendere acqua, luce del sole e anidride carbonica e trasformarli in “biomattoni” di plastica biodegradabile, farmaci e persino biocarburanti.

 

La fotosintesi artificiale non è un concetto nuovo, è già stata ampiamente utilizzata per dividere le molecole d’acqua in idrogeno e ossigeno e sintetizzare acido formico; tuttavia questo nuovo approccio potrebbe costituire un punto di svolta proprio per le caratteristiche sopra citate:  versatilità nei prodotti finali e rese elevate. “Il nostro sistema ha il potenziale per cambiare radicalmente l’industria chimica e quella del petrolio: siamo in grado di produrre sostanze chimiche e carburanti in un modo totalmente rinnovabile, piuttosto che attraverso processi estrattivi dal sottosuolo”, spiega Peidong Yang, che ha condotto lo studio insieme a Christopher e Michelle Chang.

 

artificial-photosynthesis-creates-biofuel-1

La loro invenzione utilizza due diversi tipi di batteri intercalati all’interno matrici di nanofili in titanio e in silicio; quest’ultimi si comportano come una cella solare in miniatura: catturano la luce in entrata e rilasciano elettroni che vengono poi assorbiti dal Sporomusa ovata, un batterio anaerobico che li combina con l’acqua e l’anidride carbonica per convertirle in acetato, un precursore chimico versatile. Nel frattempo, la porzione della struttura in titanio si carica positivamente ed estrae ossigeno dall’acqua. L’ossigeno è utilizzato da un ceppo di E. Coli  geneticamente modificato per sintetizzare le sostanze chimiche desiderate.

 

La matrice di nanofili funge anche da protezione per i batteri, seppellendoli in qualcosa strutturalmente molto simile all’erba alta, in modo che questi organismi, solitamente ossigeno sensibili, possono sopravvivere anche in condizioni ambientali avverse. Come test iniziale, gli scienziati sono riusciti a dimostrare che la loro invenzione può ridurre la CO2 a sostanze chimiche come il butranolo, l’amorfadiene (precursore di un farmaco antimalarico) e il PHB (un polimero biodegradabile).

Un Commento

  1. ritamir
    Posted aprile 24, 2015 at 12:12 pm

    Basta aguzzare l’ingegno, invece di limitarsi a scavare la crosta terrestre come se fossimo vermi evoluti, e la Natura ci offre TUTTO, MA PROPRIO TUTTO, quello che ci serve.

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