• Articolo Parigi, 11 luglio 2019
  • IEA – OCSE: calano i brevetti d’innovazioni a contrasto del climate change

  • Un report congiunto dell’International Energy Agency e dell’OCSE segnala il trend di diminuzione di nuovi brevetti in settori tecnologici fondamentali per contrastare il cambiamento climatico.

brevetti cambiamento climaticoLa riduzione dei brevetti si spiega in parte con la raggiunta “maturità” di alcune tecnologie come l’eolico e il fotovoltaico

 

(Rinnovabili.it) – Il numero di brevetti di tecnologie per mitigare gli effetti del cambiamento climatico è in forte declino: lo rivela uno studio congiunto dell’International Energy Agency (IEA) e dell’OCSE. Il report evidenzia un calo preoccupante delle innovazioni per mitigare il climate change (le cosiddette CCMT) in settori come la generazione energetica, i trasporti, l’edilizia, la manifattura e i sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS).

 

I dati estrapolati dal Woldwide Patent Statistical Database mostrano una tendenza all’aumento dei brevetti nelle CCMT fino al 2011 – 2012 e conseguentemente un declino importante.

Gli studiosi dell’IEA e dell’OCSE spiegano parte del nuovo trend con la raggiunta “maturità” di alcune tecnologie che indurrebbe ingegneri e progettisti a sviluppare meno innovazioni e concentrarsi sull’ottimizzazione dei prodotti.

Simili motivazioni spiegherebbero la contrazione di brevetti in settori come il fotovoltaico, ma convincono meno quando vengono applicate ad innovazioni come forme avanzate di stoccaggio di energia, celle a combustibile, applicazioni dell’idrogeno per il trasporto o per la cattura di gas serra differenti dalla CO2.

 

brevetti CCMT

 

A preoccupare i ricercatori è la peculiarità del calo di brevetti: nessun altro settore tecnologico sta conoscendo una contrazione simile a quella delle CCMT e più in generale la tendenza è alla crescita piuttosto che alla riduzione.

Il trend, inoltre, non colpisce integralmente il settore delle tecnologie per la mitigazione del cambiamento climatico: innovazioni ambientali come quelle relative all’abbattimento dell’inquinamento atmosferico o per il trattamento delle acque reflue continuano a godere di un crescente numero di brevetti.

 

Il report segnala due categorie d’innovazioni che hanno frenato il trend di decrescita dei brevetti: da una parte quelle “abilitanti” e relative a sistemi di integrazione energetica come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) applicate alla mitigazione del cambiamento climatico, all’energy storage e ai sistemi di trasmissione di energia elettrica in corrente continua (HVDC); dall’altra le innovazioni in settori finiti sotto l’attenzione dei legislatori o dell’opinione pubblica come quelle relative ai trasporti stradali e marittimi. Anche le tecnologie legate all’adattamento ai cambiamenti climatici non hanno mostrato un calo così brusco negli ultimi anni.

 

Segnali positivi per le CCMT arrivano invece dalla digitalizzazione e dalla cooperazione internazionale: il report segnala come quasi il 40% delle innovazioni di settore siano caratterizzate da una matrice fortemente digitale (un dato molto sopra la media dei brevetti in tutti i settori). Le ricerche congiunte tra Paesi Sviluppati (Stati Uniti su tutti) e in via di sviluppo sono in forte aumento: le collaborazioni tra Cina e USA e tra India e USA risultano tra le 5 più frequenti in tutti i settori delle CCMT (Energia, Costruzioni, Manifattura); stesso discorso per alcune delle economie più sviluppate dei Paesi OCSE la cui collaborazione con Stati emergenti è sempre più costante e proficua.

 

Il report dell’IEA, infine, mette in guardia sul rapido declino delle innovazioni nei settori tecnologici di contrasto al cambiamento climatico: a differenza di quanto avvenuto con comparti come le rinnovabili, la cui crescita si basa anche sugli sforzi di ricerca che hanno interessato in particolare eolico e solare tra gli anni ’90 e i primi 2000 e che hanno portato a rendere competitivi i costi in tempi relativamente brevi, la mancata spinta di nuovi brevetti potrebbe allungare i tempi tra innovazione e riduzione costi, ritardando l’affermazione di tecnologie utili a frenare il climate change.

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