• Articolo Adelaide, 27 settembre 2013
  • Al bando catalizzatori e solventi

    Se le buste di plastica diventano celle fotovoltaiche

  • I ricercatori dell’Università di Adelaide hanno sviluppato un processo per trasformare le vecchie plastic bag in nanotubi di carbonio

Se le buste di plastica diventano celle fotovoltaiche(Rinnovabili.it) – Mentre a livello mondiale s’inizia a combattere la battaglia contro le buste di plastica non biodegradibili a favore di sporte più ecologiche e meno inquinanti, c’è chi si chiede come i vecchi sacchetti possono essere smaltiti ottenendo un tornaconto per ambiente e società. La risposta potrebbe ora arrivare dall’Australia dove un team di ricercatori dell’Università di Adelaide ha messo a punto un’innovativa tecnica per trasformare questi sottoprodotti del petrolio in nanomateriali hi-tech. La tecnologia in questione è  in grado di processare i sacchetti di plastica non biodegradabile per realizzare “nanotubi in carbonio”, materiali altamente sofisticati e costosi che oggi vengono impiegati per realizzare celle fotovoltaiche, sistemi di filtrazione e stoccaggio energetico o dispositivi biomedici.

 

I nanotubi di carbonio sono piccoli cilindri di atomi di carbonio (un solo nanometro di diametro) e sono, ad oggi, i materiali più resistenti mai scoperti – centinaia di volte più forti dell’acciaio, ma sei volte più leggeri; senza contare che le loro uniche proprietà elettriche, termiche e meccaniche li rendono particolarmente attrattivi sul piano dei prodotti ad alta tecnologia. “Le buste di plastica sono una grave minaccia per gli ecosistemi naturali e rappresentano un problema in termini di smaltimento”, spiega il professore Dusan Losic, a capo del progetto di ricerca. “Trasformare questi materiali di scarto attraverso il ‘riciclaggio nanotecnologico’ fornisce una possibile soluzione per minimizzare l’inquinamento ambientale e, allo stesso tempo, per la produzione di prodotti ad alto valore aggiunto”. Gli ingegneri hanno “fatto crescere” i nanotubi all’interno di membrane di ossido d’alluminio nano poroso, vaporizzandovi direttamente dentro pezzetti di sacchetto portati a 800 gradi Celsius. La procedura dura circa 15 minuti, ed è seguita da un periodo di raffreddamento: da ogni membrana si possono estrarre milioni di nanotubi senza prodotti di scarto, dal momento che non richiede catalizzatori o solventi, e con un’efficienza del 90%.