• Articolo Roma, 15 ottobre 2019
  • Intervista a Massimiliano Colella – Direttore Generale di Innova Camera, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma

    Colella: alla Maker Faire Rome l’innovazione diventa green

  • Tutto è pronto per la settima edizione della MFR19, l’evento più importante in Europa sull’innovazione tecnologica, che si terrà alla Fiera di Roma dal 18 al 20 ottobre. La novità? Quest’anno sarà la prima fiera italiana Carbon Neutral. Ne parliamo con Massimiliano Colella, il Direttore Generale di Innova Camera.

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(Rinnovabili.it) – Organizzare un evento che ospita più di 100 mila visitatori in tre giorni, 20 mila studenti in una mattinata, centinaia di espositori, decine di Talk e Conferenze non è semplice e richiede l’impegno di decine di persone per molti mesi. E’ una scommessa ambiziosa intrapresa sette anni fa da un’Azienda della Camera di Commercio di Roma, Innova Camera, che l’ha concepita, gestita e fatta crescere. Per capire meglio come funziona questa sorta di “sviluppatore” a sostegno dell’innovazione tecnologica,  abbiamo incontrato chi gestisce e coordina tutto il lavoro: Massimiliano Colella, Direttore Generale di Innova Camera.

 

Direttore, quando è nata l’idea di organizzare in Italia la Maker Faire e in quale modo avete iniziato questa avventura?

L’idea della Maker Faire è nata nell’ambito di un Convegno che organizzammo a Roma nel febbraio del 2012. Noi già ci occupavamo di innovazione tecnologica, ma era la prima volta che affrontavamo in modo specifico il mondo dei makers e l’argomento era ancora poco conosciuto in Italia. Almeno così pensavamo temendo che non partecipasse nessuno. Ma arrivato la mattina presto al Convegno vidi circa 400 ragazzi in fila in attesa di entrare, ragazzi che poi aumentarono fino a diventare più di mille. Fu un vero successo. Mi resi allora conto che forse ci era sfuggita una realtà che bisognava immediatamente recuperare.  Quel giorno stesso era presente Dale Dougherty, fondatore e CEO della Maker Faire Media, al quale chiesi di sviluppare un accordo per poter portare la Maker Faire a Roma. Ci riuscimmo dopo mesi anche grazie all’aiuto di Massimo Banzi che da allora è il suo curatore.

Così iniziò la lunga avventura della Maker Faire Rome fino all’attuale settima edizione.

 

La MFR è una Fiera che ha una certa complessità organizzativa, per contenuti trattati e per volume di visitatori. Quali sono state, negli anni, le principali difficoltà che avete incontrato nell’organizzazione e gestione dell’evento?

Innanzitutto c’è da sottolineare che la MFR è aumentata nel corso degli anni in termini di ampiezza espositiva e numero di espositori: siamo passati dai circa 200 espositori della prima edizione, al Palazzo dei Congressi dell’Eur,  ai più di 700 espositori che ospiteremo nei 7 padiglioni tematici di questa edizione alla Fiera di Roma. Altra caratteristica del nostro lavoro è che, avendo a che fare con i makers e con la loro innata tendenza all’innovazione, dobbiamo costantemente affronatre problemi nuovi e mai scontati.

Infine, essendo Innova Camera un Ente Pubblico, dobbiamo rispettare il Codice degli Appalti per ogni nostra attività. Quindi il nostro lavoro si muove costantemente in una notevole complessità organizzativa.

 

Dopo questi sette anni di esperienza nel settore sicuramente è in grado di descrivermi l’identikit del maker medio italiano. Chi è in realtà?

I Makers sono appassionati di tecnologia e di innovazione dal basso. E lo fanno per divertimento e per passione, quasi mai per interesse, almeno inizialmente. Spesso il loro approccio parte da bisogni personali, cercando di risolvere problemi o situazioni legate alla loro vita, per poi arrivare ad incontrare le esigenze più diffuse della comunità.  C’è poi da dire che il termine maker si è evoluto, comprendendo adesso anche le piccole e medie imprese che fanno innovazione, ciò quelle realtà che utilizzano la tecnologia per migliorare prodotti e processi produttivi.

 

L’innovazione tecnologica è l’elemento trasversale che caratterizza tutte le vostre attività: cosa potrebbe incrementare e favorire, a suo giudizio, il suo sviluppo in Italia?

Sicuramente mancano i capitali che possano supportare degnamente l’attività di ricerca, e questo fa la vera differenza con gli altri Paesi. Noi abbiamo in genere una storia diversa: la vera l’innovazione avviene nelle micro e piccole aziende, è lì che si investe davvero sulla tecnologia. Certo, se avessimo come in Inghilterra, Francia e Stati Uniti dei finanziamenti cospicui a sostegno delle start-up le cose sarebbe ben diverse.

Poi ci sono le Università, che da noi sono particolarmente attive sul fronte dell’innovazione, anche se a volte deficitano di collegamenti adeguati con il mercato,  e infine i nostri Centri di eccellenza, universitari e di ricerca, che sono mediamente molto avanzati e competitivi. Non ho francamente una visione drammatica sull’innovazione tecnologica italiana.

 

E la cultura del digitale?

Quella in effetti manca generalmente in tutta la popolazione ed è di sicuro un elemento che ci rallenta.

 

E veniamo all’aspetto forse più innovativo di questa ultima edizione: la MFR sarà il primo evento fieristico italiano carbon neutral. Perché avete scelto questo percorso e come lo state attuando?

Innanzi tutto diciamo che stiamo provando, con grande impegno,  ad affrontare un percorso virtuoso e non facile. Chiaramente la motivazione che ci ha spinto ad affrontare seriamente il problema è quello di fare, nei limiti della nostra attività, del nostro meglio per contribuire al problema dei cambiamenti climatici. Come primo anno abbiamo cercato di eliminare l’utilizzo della plastica monouso anche nei materiali di consumo organizzativo, come badge e braccialetti, ci siamo organizzati affinché nella fiera non vengano utilizzate bottiglie di plastica sostituendole nei bar e nel ristorante interni con contenitori compostabili certificati…

 

E sul fronte della compensazione delle emissioni?

Abbiamo incaricato una start-up dell’ENEA, la LCAlab, per definire il nostro livello di emissioni nel corso dell’evento. Sulla base di quelle che saranno le loro rilevazioni, un’altra start-up, la zeroCO2, provvederà a piantumare il bosco Maker Faire in una zona a forte deforestazione del Guatemala, per compensare le nostre emissioni; inoltre l’energia elettrica utilizzata sarà esclusivamente certificata da fonte rinnovabile da Green Utility spa.

Insomma, siamo consapevoli di vivere la prima esperienza e che sarà necessario un impegno ulteriore ed un aggiustamento di rotta nelle prossime edizioni, ma la strada della sostenibilità è stata intrapresa con determinazione e consapevolezza e credo che la grande comunità dei makers sosterrà con entusiasmo la nostra scelta.

 

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