• Articolo Lund, 19 febbraio 2016
  • Il progetto dell’Università di Lund

    Depuratori a celle solari per l’acqua potabile delle comunità rurali

  • I ricercatori svedesi hanno creato un sistema di depurazione a celle solari che utilizza un sistema di led ultravioletti per eliminare i batteri dall’acqua

Depuratori a celle solari per l’acqua potabile delle comunità rurali 4

 

(Rinnovabili.it) – Un impianto di depurazione dell’acqua a celle solari per le comunità dove la rete elettrica non può arrivare. È questo il sistema messo a punto dai ricercatori dell’Università di Lund insieme al premio Nobel per la pace Muhammad Yunus.

Si tratta, in pratica, di piccoli depuratori solari portatili: l’acqua da ripulire passa attraverso un contenitore cilindrico, attivando un sensore di flusso che accende dei LED a raggi ultravioletti. Questi hanno la capacità di distruggere il DNA dei batteri e purificare il liquido. I primi 9 mini depuratori sono parte di un progetto pilota dell’ONU nelle zone rurali del Bangladesh. Molte comunità, in questo Paese, non hanno accesso all’elettricità, ma l’apporto dell’energia solare permette un utilizzo della tecnologia per l’intera durata del giorno. Il sistema da 12 volt può essere alimentato da un singolo modulo fotovoltaico, che carica anche la batteria per assicurare un’operatività h 24 senza necessità di connessione alla rete.

 

«750 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile – ha detto l’inventore del mini impianto, Kenneth Persson, docente di Ingegneria delle risorse idriche all’Università di Lund – Trovare il modo di fornirla è una delle più grandi sfide e uno degli obiettivi più importanti per l’umanità».

L’azienda Watersprint, fondata nel 2013 dal professore, ha brevettato la tecnologia di depurazione che combina la tecnologia UV-LED con un software intelligente e il Wi-Fi.

Le unità di depurazione portatili, dette Micro Production Centres (MPC), verrebbero utilizzate da fornitori locali e dovrebbero contribuire a creare posti di lavoro per giovani e disoccupati, i quali potrebbero gestire i piccoli impianti e vendere acqua pulita in cambio di una piccola tassa. Una gran parte della popolazione in Bangladesh, infatti, attualmente utilizza acqua contaminata da arsenico.

Watersprint ha recentemente firmato un contratto con le Nazioni Unite per inviare 500 depuratori a celle solari in Bangladesh. Le unità possono essere collegate al Wi-Fi e in caso di malfunzionamento, il software invierà avvisi tramite SMS a qualsiasi telefono cellulare sia collegato ad esso. Allo stesso tempo, le spie del mini impianto si accenderanno, comunicando visivamente il problema.

«Speriamo che le installazioni in Bangladesh siano solo il primo passo, per poi creare strutture analoghe in molti altri Paesi che non hanno accesso all’acqua pulita», auspica l’inventore, Kenneth Persson.

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