• Articolo Monaco, 5 febbraio 2018
  • Il batterio che estrae l’oro dai metalli tossici

  • Scoperti i processi molecolari che avvengono all’interno C. metallidurans, il microorganismo che produce piccole pepite d’oro

oro

 

(Rinnovabili.it) – Il batterio C. metallidurans è per il mondo reale quelle che per le fiabe è l’oca dalle uova d’oro.  Il microorganismo si è evoluto negli anni per riuscire sopravvivere a condizioni ambientali difficili. L’evoluzione non solo gli ha regalato la capacità di vivere su terreni inquinati da metalli pesanti, lo ha anche trasformato in un piccolo  e prezioso alchimista: “consuma” metalli tossici ed espelle minuscole pepite d’oro. Un team di ricercatori dell’Università Martin Luther Halle-Wittenberg (MLU), dell’Università Tecnica di Monaco (TUM) in Germania in collaborazione con l’Università di Adelaide in Australia ha deciso di analizzare da vicino il metabolismo batterico per comprenderne i processi molecolari e capire come sfruttarli.  

 

C. metallidurans vive principalmente in terreni che sono arricchiti con numerosi metalli pesanti. Nel corso del tempo alcuni minerali si degradano e rilasciano composti tossici e idrogeno. “A parte i metalli pesanti tossici, le condizioni di vita in questi terreni non sono cattive: c’è abbastanza idrogeno per risparmiare energia e quasi nessuna concorrenza; se un organismo sceglie di sopravvivere qui, deve trovare un modo per proteggersi da queste sostanze tossiche”, spiega il professor Dietrich H. Nies, un microbiologo della MLU.  Ed è esattamente questo ciò che il batterio ha imparato a fare: si nutre degli elementi presenti nel terreno e si disintossica espellendo quelli che lo potrebbero danneggiare.

 

>>Leggi anche Dai rifiuti elettronici si può estrarre l’oro con l’aceto<<

 

Gli scienziati sono stati in grado di comprendere il processo esatto che permette al batterio di depositare oro biologicamente. In natura, infatti C. metallidurans gioca un ruolo chiave nella formazione del cosiddetto oro secondario, prodotto in seguito alla rottura di minerali d’oro nativo, dove l’oro si trova legato ad altri elementi.

Lo studio condotto dal gruppo di ricerca congiunto tedesco-australiano fornisce importanti informazioni sulla seconda metà del ciclo dell’oro bio-geochimico, rivelando la funzione degli enzimi batterici per espellere dalla cellula il rame in eccesso, che non serve al metabolismo, e l’oro co-assorbito dal terreno. Perché è interessante un lavoro del genere? Perché come spiegano gli stessi scienziati permetterebbe, una volta compreso l’intero ciclo, di produrre l’oro da minerali che ne contengono anche solo una piccola parte senza dover utilizzare il mercurio (Leggi anche Mercurio: 7 anni di negoziati per bandirlo mentre le miniere aumentano).

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